Servizi anziani

February 8, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Eventi 

Servizi sociali “tagliati”, pensioni corrose dal costo della vita, niente interventi per la non autosufficienza. Servizi anziani sempre più carenti sul territorio.

L’Associazione nazionale pensionati della Cia, in Assemblea il 10 e l’11 febbraio a Fiuggi, lancia l’allarme e presenta un nuovo progetto per la tutela dei diritti e per un moderno welfare territoriale. Più attenzione e misure realmente concrete per i servizi anziani.

Pensioni adeguate al costo della vita, soprattutto quelle minime che vanno portate almeno a 600 euro al mese, servizi sociali più efficienti, una valida assistenza sanitaria, in particolare per le persone non autosufficienti, una politica che risponda in maniera valida alle esigenze degli anziani. Sono questi alcuni dei punti che verranno affrontati nel corso della quinta Assemblea elettiva dell’Anp-Associazione nazionale pensionati della Cia-Confederazione italiana agricoltori che si svolge a Fiuggi (in provincia di Frosinone) il 10 e l’11 febbraio prossimi. Tema dell’assise “Pensionati protagonisti. Nuovi diritti. Moderno welfare territoriale. Uniti per vincere”.
I pensionati sono una risorsa importante per il nostro Paese. Ma proprio l’Italia non sembra essere un paese per anziani. Oggi gli ultrasessantenni sono circa il 20 per cento della popolazione ed entro 15 anni raggiungeranno il 25 per cento. Tuttavia, le pensioni, nella stragrande maggioranza dei casi, non bastano più; i servizi sociali si riducono sempre di più, mentre invece aumenta in maniera esponenziale il bisogno di assistenza.


Un fenomeno questo che si accentua ancora di più nelle campagne e nelle zone rurali, dove proprio i servizi sociali sono minori rispetto a quelli dei centri urbani.
Non solo. La stessa legge finanziaria 2010 non ha affrontato alcuno dei problemi relativi all’indebolimento del potere d’acquisto delle pensioni avvenuto negli ultimi dieci anni. Non è stato previsto lo stanziamento al fondo per la non autosufficienza e, oltretutto, c’è una diminuzione delle risorse destinate all’applicazione della legge 328/2000 sui servizi sociali. E tutto ciò determina un generalizzato impoverimento dell’azione dei comuni e degli enti locali verso le categorie più deboli, fra cui gli anziani.
A Fiuggi i pensionati della Cia focalizzeranno questi problemi di primaria importanza e avanzeranno una serie di proposte concrete per venire incontro alle necessità degli anziani verso i quali ci vuole più attenzione e misure realmente concrete.
I lavori, che si svolgeranno presso il Centro Congressi dell’Hotel Ambasciatori e avranno inizio alle ore 14.00 di mercoledì 10 febbraio, saranno presieduti dal vicepresidente nazionale della Cia Enzo Pierangioli e vedranno la partecipazione di oltre 300 delegati provenienti da tutte le regioni italiane. La relazione introduttiva sarà svolta da Mario Pretolani, presidente dell’Anp-Cia, che affronterà, appunto, il tema “Pensionati protagonisti. Nuovi diritti. Moderno welfare territoriale”. Seguiranno la presentazione del “Report Sociale” Anp-Cia da parte di Giancarlo Brunello, segretario nazionale della Fondazione Humus, e un intervento di Pietro Torresan, consulente della Cia, su “L’Anp- Cia ‘del fare’: le opportunità per un miglior funzionamento”.
All’Assemblea interverranno, tra gli altri, l’on. Donata Lenzi, della Commissione Affari Sociali della Camera, il sindaco di Fiuggi Virginio Bonanni, presidente della Provincia di Frosinone, l’on. Antonello Iannarilli, il coordinatore nazionale del Cupla (Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo) Carmine Lucciola.
I lavori proseguiranno con la nomina delle Commissioni, il dibattito, la votazione dei documenti e la nomina dei delegati all’Assemblea elettiva nazionale della Cia, in programma a Roma il 24, 25 e 26 febbraio prossimi. Le conclusioni saranno svolte dal presidente confederale Giuseppe Politi.

Agricoltura italiana

February 8, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: crisi 

Agricoltura italiana in crisi: Politi incontra Bersani. Servono interventi concreti e una nuova politica per rilanciare sviluppo e competitività

Illustrati dal presidente della Cia i pesanti problemi che oggi condizionano le imprese che operano nel settore agricolo: costi in rialzo, crollo dei redditi e caduta verticale dei prezzi sui campi. Poche e insufficienti le risposte date al settore dell’ agricoltura italiana. Il segretario del Partito Democratico ha condiviso le preoccupazioni della Confederazione e ha annunciato iniziative per cercare di superare questo difficile momento per gli agricoltori italiani. L’incontro si è svolto nell’ambito del confronto avviato con le forze politiche in vista della V Assemblea elettiva nazionale di fine febbraio.

L’ agricoltura italiana sta vivendo una drammatica crisi. Gli imprenditori fanno i conti con un traumatico crollo dei redditi (meno 25,3 per cento nel 2009), con costi produttivi, contributivi e burocratici in forte ascesa, con i prezzi praticati sui campi in caduta libera. Una situazione difficile da “profondo rosso” alla quale non è stato posto alcun riparo. Da parte del governo nessun intervento valido. La stessa legge finanziaria per il 2010 è totalmente insufficiente per rispondere alle esigenze dei produttori. Serve, quindi, un cambiamento di rotta, interventi seri e soprattutto un nuovo progetto di politica agraria. Questo quanto sottolineato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in un incontro con il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, svoltosi nell’ambito del confronto con le forze politiche in vista della V Assemblea elettiva nazionale dell’Organizzazione che si terrà a Roma il 24, 25 e 26 febbraio prossimi.


E’ stato un incontro -afferma la Cia- molto cordiale e costruttivo, durante il quale sono stati affrontati i pressanti problemi che oggi affliggono le campagne italiane. Politi ha illustrato le grandi difficoltà che incontrano gli agricoltori, come emerge anche dalle ultime indagini di Istat e Ismea e dalla decisione Ue di autorizzare verso i nostri produttori aiuti per 320 milioni di euro.
Il segretario del Partito Democratico ha condiviso le preoccupazioni della Cia e ha sostenuto l’esigenza di concentrare verso il settore una maggiore attenzione con misure realmente efficaci in grado di garantire alle imprese -ha evidenziato Bersani- i sostegni adeguati per uscire della crisi e riprendere così la strada dello sviluppo e della competitività sui mercati.
Il presidente della Cia ha ribadito la necessità di svolgere in tempi brevi la Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale proprio per affrontare in modo organico le varie questioni che comprimono l’attività imprenditoriale agricola, promuovendo un nuovo moderno progetto di politica agraria che ridia certezze e prospettive alle aziende agricole.
Proposta su cui si è trovato pienamente d’accordo Bersani il quale -rileva la Cia- ha riaffermato l’impegno del Partito Democratico a promuovere tutte le iniziative indispensabili per cercare di far uscire l’agricoltura da una crisi strutturale sempre più accentuata.
Sono temi che lo stesso Bersani evidenzierà nel corso della prossima Assemblea elettiva della Cia alla quale ha annunciato la sua partecipazione.
Nei prossimi giorni -conclude la Cia- Politi proseguirà gli incontri con le altre forze politiche al fine di richiamare l’interesse sui gravi problemi del settore in modo che si avvii una fase nuova che permetta di ridare vigore alle imprese e di venire incontro alle esigenze di oltre un milione e mezzo di famiglie che vivono in agricoltura e di agricoltura.

Per l’Italia la fase più marcata della recessione è alle spalle

February 4, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Indagini 

Il recupero sarà guidato dalle esportazioni, mentre il miglioramento della domanda interna prosegue a ritmi contenuti.

La fase più marcata delle recessione è ormai alle spalle. Gli ultimi dati del Pil evidenziano un recupero della domanda estera, mentre il miglioramento della domanda interna sarà più graduale. L’indice Isae relativo agli ordinativi e alla domanda estera mostra un sensibile miglioramento negli ultimi mesi, compatibile con una crescita delle esportazioni in termini reali dell’1,9% a/a nel 2010. Il recupero degli investimenti (-1,7% a/a nel 2010) sarà invece più lento a causa di un eccesso di capacità produttiva che rende le imprese caute sui nuovi piani d’ investimento. Anche il recupero dei consumi delle famiglie, oltre a quello degli investimenti fissi, sarà estremamente graduale. Dopo aver registrato un incremento ininterrotto fino a dicembre 2009, la fiducia dei consumatori ha subito nuovamente una battuta d’arresto a gennaio 2010: il dato incorpora la preoccupazione relativa ad un tasso di disoccupazione in crescita. Relativamente all’inflazione in Italia, così come in Europa, si assisterà nei prossimi mesi ad un’accelerazione dei prezzi al consumo a causa di effetti base negativi destinati a rientrare a partire dalla primavera. A causa della debolezza della domanda interna la dinamica inflattiva rimarrà contenuta (+1,2% l’inflazione italiana nel 2010; +1,1% in Area Euro) spingendo la Bce ad un solo rialzo dei tassi (+25p.b.) a fine 2010.


In Toscana i consumi privati e le esportazioni dovrebbero registrare nel 2010 performance relativamente migliori rispetto a quelle nazionali.

A conferma di ciò una migliore tenuta del mercato del lavoro ed un andamento delle esportazioni che per l’intero 2009 ha dimostrato un andamento relativamente migliore della media italiana. Le stime dell’Area Research&Intelligence di BMPS sono per un incremento del Pil nel 2010 dello 0,6% rispetto allo 0,7% nazionale.
Analizzando la serie storica del Pil del Triveneto l’area dimostra di avere una “marcia in più” nelle ripartenze dopo la crisi. Il suo tessuto prevalentemente industriale e la forte apertura al commercio estero rende l’area avvantaggiata dall’accelerazione della domanda estera. Le stime dell’Area Research&Intelligence sono per una crescita del Pil dell’1% a/a a fronte di un più 0,7% italiano. Secondo il sentiment sviluppato dall’area Research&Intelligence intervistando la rete di BMPS, qualche segnale di recupero a livello settoriale, sembra emergere dalla meccanica del Nord est, sebbene i segnali positivi siano ancora a “macchia di leopardo”.

Bassa produttività e ricerca e sviluppo limitati costano all’Italia 5 punti di pil

February 4, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Indagini 

Gravano anche elevata pressione fiscale e mancata attuazione dei contratti.

Studio dell’Area Research & Intelligence di Banca Monte dei Paschi di Siena

Le imprese italiane perdono competitività e la quota delle loro esportazioni sul commercio mondiale rimane invariata. Con i numeri del modello tedesco, sistema assimilabile al nostro, nel 2008 avremmo incrementato dell’1% la quota di export mondiale con +78 Mld € di beni

In controtendenza settori come metalli di base, lavorati in metallo, macchine per manifattura, petroliferi, alimentari e farmaceutici che trainano l’export italiano

Siena – La perdita di competitività che ha interessato le merci italiane negli anni 2000 dipende non tanto dalla “concorrenza sleale” di alcuni paesi emergenti quanto da una mancata crescita di produttività, da una scarsa innovazione e da condizioni sfavorevoli che rendono l’Italia poco “attraente” agli occhi degli investitori esteri per iniziare un’attività d’impresa. Negli anni 2000, infatti, l’Italia perde competitività proprio nei confronti dei principali competitors che appartengono alla stessa area valutaria, Germania in primis. Se l’Italia, tra il 2000 ed il 2008, avesse assistito ad un incremento di produttività così come avvenuto in Germania la sua quota di esportazioni mondiali, invece che restare invariata, sarebbe cresciuta di oltre l’1%, con un aumento di export di 78 Mld $ (pari a circa il 5% del Pil).

E’ quanto emerge dallo studio effettuato dall’Area Research & Intelligence di Banca Monte dei Paschi di Siena che ha attentamente analizzato il fattore competitività nel sistema economico italiano.


All’interno del manifatturiero però non mancano settori che sono andati in controtendenza. Tra il 2000 ed il 2008, infatti, si registrano incrementi significativi di quote di esportazione per il comparto dei metalli di base e dei prodotti in metallo (in particolare i microsettori del ferro ferroleghe ed oggetti in ferro, tubi, oggetti in rame, metalli preziosi e semilavorati), per quello dei macchinari ed apparecchi (in particolare macchine per la formatura dei metalli ed altre macchine per impieghi speciali tra cui le macchine per le cave, miniere e cantieri), per i prodotti raffinati da petrolio, per i prodotti alimentari (soprattutto prodotti a base di carne e le paste alimentari) e per quelli farmaceutici (in particolare i medicinali ed altri preparati).

Lo studio dell’Area Research&Intelligence del Gruppo Montepaschi, evidenzia come la perdita di competitività dell’Italia è imputabile a mancati aumenti di produttività. L’analisi del costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) è evidente, non solo per il totale economia ma anche per i singoli settori. Mentre per il settore manifatturiero e per i servizi finanziari l’incremento delle retribuzioni va a colmare un ritardo che l’Italia ha nei confronti dell’Europa, le retribuzioni lorde del settore dei servizi non finanziari risultano di circa il 15% più elevate della media europea. Negli anni analizzati (2000-2008) il divario rimane evidente seppur in riduzione.

Su alcuni settori del manifatturiero la concorrenza di alcune aree emergenti è particolarmente forte a causa di caratteristiche intrinseche del settore. L’Italia, infatti, storicamente esporta beni di settori a basso contenuto tecnologico (esempio tessile e abbigliamento) risentendo della concorrenza cinese. Interessante però notare che anche in settori a più elevato contenuto tecnologico (ad esempio l’automobilistico ed il chimico) le esportazioni italiane sul totale mondiale hanno registrato incrementi trascurabili. Negli ultimi anni purtroppo il paese non è risuscito ad accrescere il suo investimento in tecnologia ed in R&S ed il ritardo con la media OCSE è divenuto ancora più evidente. Il gap italiano rimane infatti molto ampio nei confronti della media OCSE per quanto riguarda l’innovazione, la ricerca, l’uso di internet, etc. Tra il 2000 ed il 2008 mentre l’UE-27 aumenta la propria quota di mercato delle esportazioni manifatturiere, malgrado la concorrenza cinese, l’Italia ne subisce una riduzione.

L’Italia oltre ad aver perso competitività nel manifatturiero, è svantaggiata rispetto agli altri paesi europei nella capacità di attrarre investimenti diretti all’estero. I ritardi italiani rispetto a paesi quali Francia e Germania che emergono dai dati di Doing Business della Banca Mondiale sono evidenti: l’Italia ha forti ritardi nell’attuazione dei contratti e nella pressione fiscale per le imprese. L’incidenza delle tasse per un impresa è molto elevata rispetto ai principali competitors (il 68% dei profitti prima delle imposte, contro il 44,5% della media europea). Pesa sul dato un’eccessiva tassazione del lavoro che copre il 43% dell’incidenza totale.

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