Dalle arance a sette centesimi al chilo inizia lo sfruttamento

E’ necessario rompere la catena dello sfruttamento che inizia con gli agrumi calabresi per la produzione dei succhi che vengono sottopagati appena 7 centesimi al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre sul mercato sono “spacciate” come Made in Italy bevande ottenute da prodotti spremuti ed importati da Paesi lontani senza indicazione in etichetta. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione del sit in organizzato dall’Osservatorio migranti di Rosarno presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nel sottolineare che va combattuto senza tregua il becero sfruttamento che colpisce la componente piu’ debole dei lavoratori agricoli come gli immigrati, ma anche le imprese agricole oneste che subiscono la pressione di un contesto gravemente degradato dovuto ad un doppio furto, di identità e di valore, che subisce l’agricoltura italiana. Vengono immessi in commercio bevande “spacciate” come Made in Italy che contengono in realtà succhi spremuti da agrumi importati da paesi lontani mentre la produzione nazionale è sottopagata e rimane sugli alberi – denuncia la Coldiretti – che ad un anno dai tragici fatti di Rosarno ha organizzato nella città l’incontro “Non lasciamo sola Rosarno….coltiviamo gli stessi interessi” con la presenza tra gli altri dei sindaci della provincia di Reggio Calabria, dei rappresentanti dell’Amministrazione Provinciale e di Associazioni del mondo ecclesiale, della Diocesi di Oppido-Palmi e di Mamma Africa. Con la trasparenza e la legalità si può spezzare la catena di sfruttamento che sottopaga il lavoro e il suo prodotto come dimostrano – continua la Coldiretti – i tanti esempi virtuosi presenti nelle campagne italiane dove lavorano regolarmente circa 90mila immigrati extracomunitari, dei quali circa 15mila con contratti a tempo indeterminato, che contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire il successo del Made in Italy alimentare nel mondo. Per questo su un territorio che puo’ offrire grandi opportunità di crescita e lavoro va garantita la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che – conclude la Coldiretti – ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune.

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