Le imprese della provincia di Forlì-Cesena nel secondo trimestre 2009

July 8, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Dalle regioni, Studi 

Le imprese della provincia di Forlì-Cesena nel secondo trimestre 2009

I dati sulla crescita delle imprese attive secondo Movimprese, resi noti dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena, evidenziano un saldo positivo tra imprese iscritte e imprese cessate nel secondo trimestre 2009 – aumentano le imprese dei settori “Attività immobiliare, noleggio, informatica e ricerca” e “Costruzioni” – continua la flessione delle imprese del settore agricolo – Prosegue la crescita delle società di capitale

Torna positivo, dopo il saldo negativo del primo trimestre 2009, il saldo tra imprese iscritte e imprese cessate nella provincia di Forlì-Cesena nel secondo trimestre dell’anno in corso. Questo è quanto rileva Movimprese, l’analisi statistica trimestrale condotta da Infocamere sul Registro delle Imprese, fornendo i numeri relativi alla movimentazione delle aziende su tutto il territorio nazionale. In particolare l’elaborazione dei dati diffusa dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena riguardanti la natalità e mortalità delle imprese nel secondo trimestre 2009, monitora le imprese registrate al 30/6/2009, che sono complessivamente 45.026, delle quali 40.807 attive; le iscrizioni nel corso del trimestre sono state complessivamente 660 a fronte di 475 cessazioni, determinando un saldo positivo pari a 185 unità (nel I trimestre 2009 il saldo era di segno negativo, pari a -330 unità).
Tra la fine del secondo trimestre 2008 e la fine del secondo trimestre 2009 le imprese attive in provincia, comprese le agricole, sono diminuite dello 0,5%; in regione invece sono aumentate dello 0,1, in Italia del 2,4%.
I tassi di crescita nel trimestre, calcolati sulle imprese registrate al netto delle cancellazioni d’ufficio, comprese quelle agricole, sono positivi per tutti i livelli territoriali: +0,41% per la provincia, +0,37% per la regione e +0,46% per l’Italia.
Considerando i settori più significativi, per numerosità delle imprese attive, si nota come si espanda in misura maggiore il comparto “Attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca” con una percentuale del +2,1%, comparto che interessa ormai il 14,7% delle aziende iscritte al Registro Imprese, al netto del settore agricolo.


Segue il comparto “Costruzioni” con un aumento dello 0,9%, settore che costituisce il 20,5% del totale delle imprese attive al netto del settore agricolo.
Le ”Attività manifatturiere”, settore tra i più rappresentativi, sono invece in calo (-1,3%) (rappresentano il 15,4% del totale); come pure contrazione si riscontra per il “Commercio” con –0,5% (27,7% del totale).
Al 30/6/2009 le imprese del settore agricolo risultano essere 8.509 (-2,4% rispetto al secondo trimestre 2008); a livello regionale e nazionale il calo è stato minore, rispettivamente -2,1% e -1,9%.
Riguardo alla forma giuridica si nota il crescente aumento delle società di capitali (+7%) che rappresentano ora il 16,5% delle imprese non agricole. La crescita provinciale è stata superiore a quella regionale (+5,2%), ma inferiore a quella nazionale (+14,9%).
Prevalgono tuttavia, nella composizione del tessuto produttivo provinciale, le ditte individuali che rappresentano il 55,7% delle imprese non agricole della provincia, a fronte di un valore pari al 54,7% per l’Emilia-Romagna e al 57,8% per l’Italia; per loro si è registrata in provincia una diminuzione dell’1,4%. Le società di persone, pari al 25,3% del totale provinciale, sono diminuite dell’1,1%.
“I dati dimostrano – commenta Tiziano Alessandrini, Presidente dell’Ente Camerale – che il Registro Imprese conferma una sostanziale tenuta. Tuttavia, se prendiamo in esame la dinamica delle cessazioni dei primi sei mesi 2009, confrontandola con quella dei primi sei mesi 2008, emerge che queste sono calate dell’8,33%, nelle imprese individuali, mentre sono cresciute del 19,27% nelle società”. Ciò dimostra che il Registro Imprese, pur rafforzandosi lievemente, di fatto si impoverisce delle aziende più strutturate.”


Crisi: “Tavolo permanente in Sicilia”

April 21, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Studi, crisi, recessione 

Confcommercio Sicilia, Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil hanno sottoscritto, un documento congiunto che individua una serie di azioni forti e condivise da attuare sul fronte della grave crisi economica che sta investendo anche il tessuto produttivo e occupazionale del comparto commerciale, del terziario e del turismo in Sicilia. Con il documento si individuano, tra l’altro, le proposte da far pervenire alla Regione Siciliana per arginare e aggredire gli effetti della crisi: tra queste l’istituzione di un tavolo unico per l’attivazione delle misure necessarie, “in modo da superare la sterile frammentazione di tanti tavoli separati in sedi diverse”.

I protagonisti dell’iniziativa partono dal dato che la crisi economica ha comportando nell’ultimo semestre del 2008 l’espulsione di circa 10mila addetti delle imprese commerciali e la chiusura di circa 8mila imprese. Una situazione aggravata dalla riduzione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese commerciali, dalla diminuzione dei flussi turistici da e per la Sicilia, dalla contrazione delle vendite nella piccola-media e grande distribuzione e dei consumi. Per Confcommercio Sicilia,

Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil il quadro si aggraverà con l’approssimarsi della stagione estiva, con gravi ripercussioni sul tessuto produttivo e occupazionale del comparto commerciale, del terziario e del turismo in Sicilia. “Oltre alle misure predisposte dal Governo nazionale – affermano – occorre individuare le misure da porre a carico della Regione, con l’approssimarsi dell’approvazione del bilancio e della finanziaria regionale all’Ars nei prossimi giorni”.


Gli imprenditori e la crisi: la via d’uscita è l’impresa

April 10, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Dalle regioni, Studi, crisi 

Il 97% delle imprese sente la crisi. Solo meno del 2% non si preoccupa, un dato marginale.
Più di un imprenditore su quattro circa teme di perdere il lavoro nella sua impresa (70 mila circa). Quattro su dieci si sentono solidi (oltre 110 mila), senza incertezze nonostante la difficile situazione economica.
Ma nell’impresa continuano a credere. La speranza di uscire dalle difficoltà si traduce in un nuovo slancio imprenditoriale: quasi uno su tre se dovesse perdere il lavoro infatti sarebbe disposto a creare una nuova impresa.
Meno guadagni per 4 miliardi in un anno se la crisi continua e meno spese per un miliardo. Uno su cinque taglia le spese su famiglia e figli, il 67% circa sull’extra, un terzo sui consumi quotidiani, circa uno su sette sulla casa.
La crisi incide di più sulla salute per un imprenditore su quattro circa. Uno su cinque è depresso. Sette imprese su dieci pensano che non si faccia abbastanza. Vorrebbero più credito (65%), sostegno all’innovazione e formazione (34%) e pagamenti amministrativi più veloci (29%).

Emerge da un’indagine della Camera di Commercio di Milano su 1.528 imprese, a prevalenza piccole e medie, a marzo – aprile 2009. I dati sono stati commentati oggi in occasione di un’incontro in Camera di commercio, audizione con l’associazione parlamentari per la piccola e media impresa composta da 120 fra deputati e senatori.
“La crisi sta avendo ripercussioni negative sulla economia reale – ha dichiarato Carlo Sangalli presidente Camera di Commercio di Milano – anche se nonostante tutto resta ancora la fiducia nell’impresa. Secondo la nostra indagine circa 70mila imprese di Milano e provincia temono di non superare questa fase se dovesse prolungarsi nel tempo.
Tuttavia restano ancora margini di fiducia. Gli imprenditori infatti continuano a credere nella ricerca, nella formazione e sono disposti a ricominciare aprendo nuove imprese. In questa situazione di incertezza resta problematico fare previsioni. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia e affrontare la crisi con provvedimenti concreti. Proprio per questo la Camera di Commercio di Milano, in via straordinaria, ha avviato un Fondo di riassicurazione di 10 milioni a favore dei Confidi a copertura parziale dei rischi che potrà attivare finanziamenti bancari per circa 700 milioni di euro. L’obiettivo è quello di sostenere le aziende che hanno problemi di liquidità immediata per realizzare attività o investimenti di breve e medio periodo”.


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