STUDIO SEIPA: IN ITALIA, GRAZIE AGLI INERTI RICICLATI, OLTRE 20 MILIONI DI TONNELLATE DI MATERIE PRIME VERGINI SOSTITUIBILI

La sostituzione degli aggregati naturali in molti casi riduce anche i costi logistici e di approvvigionamento. «Il nodo resta la domanda di mercato» evidenziano gli analisti del Gruppo Seipa.

Roma, 30 aprile 2026 –Il riutilizzo degli aggregati inerti riciclati si conferma non solo una leva ambientale, ma un fattore economico sempre più rilevante per imprese e pubbliche amministrazioni. È quanto emerge da un nuovo studio di settore elaborato dal Gruppo Seipa, che analizza l’impatto economico della sostituzione delle materie prime vergini con materiali derivanti dal recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

Nel contesto europeo, il settore delle costruzioni genera ogni anno circa 305 milioni di tonnellate di rifiuti C&D (fonte Eurostat), rappresentando uno dei principali bacini di materiali potenzialmente riutilizzabili.

Approvvigionamento, trasporto, stabilità dei prezzi

Secondo le elaborazioni del Gruppo Seipa su dati interni e benchmark di settore (2020–2025), l’utilizzo di aggregati riciclati può generare:

  • maggiore stabilità dei prezzi, meno esposti alla volatilità delle materie prime naturali e ai costi energetici legati all’estrazione;
  • riduzioni (in molti casi) dei costi di approvvigionamento;
  • riduzione (in molti casi) dei costi logistici.

Le stime sono coerenti con le analisi europee sulla circolarità delle costruzioni (Circular Economy Action Plan e Construction & Demolition Waste Report della Commissione Europea).

«La filiera corta del riciclo riduce la distanza tra luogo di produzione e utilizzo del materiale, con effetti diretti sui costi operativi» sottolineano gli analisti del Gruppo Seipa.

Il potenziale italiano: oltre 20 milioni di tonnellate sostituibili

In Italia la produzione di rifiuti da costruzione e demolizione supera gli 81,4 milioni di tonnellate annue (Rapporto Rifiuti Speciali 2023 dell’ISPRA).

Secondo l’ISPRA, “siamo leader nell’economia circolare: con un tasso di utilizzo circolare dei materiali raggiungiamo il 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media UE (11,8%), collocando l’Italia al secondo posto nella UE. Riduciamo le emissioni di gas serra (-26,4% tra 1990 e 2023) e cresce l’agricoltura biologica. Aumenta il consumo di energia da fonti rinnovabili, che supera il traguardo 2020 e punta al 38,7% entro il 2030”.

«Tuttavia nell’edilizia, nonostante un tasso di recovery molto elevato (circa 98%), la quota di materiali effettivamente riutilizzati nei cicli produttivi resta limitata» evidenziano gli specialisti del Gruppo Seipa, secondo i quali oltre 20 milioni di tonnellate/anno di materiali vergini potrebbero essere sostituite, con effetti diretti sulla riduzione dei costi complessivi di filiera e impatti indiretti sulla riduzione della pressione su cave e infrastrutture logistiche.

Impatti economici per imprese e pubbliche amministrazioni

Per le imprese, il ricorso agli aggregati riciclati consente:

  • riduzione (in molti casi) dei costi di acquisto delle materie prime;
  • maggiore prevedibilità dei costi di cantiere;
  • miglioramento dei margini operativi nei lavori a bassa marginalità.

Per le stazioni appaltanti, invece, l’integrazione nei capitolati può generare:

  • riduzione del costo complessivo delle opere;
  • maggiore efficienza nella gestione dei materiali;
  • miglioramento degli indicatori ESG nei progetti pubblici.

«Ma il vero punto di svolta si realizza quando il materiale riciclato entra nei capitolati come standard tecnico» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

Il modello industriale: dal rifiuto alla materia prima seconda

Nel modello del Gruppo Seipa (elaborazioni interne su contabilità industriale 2008–2025), questi effetti economici sono già misurabili:

  • oltre 1,2 milioni di tonnellate di materiali gestiti nel 2025;
  • circa 320 mila tonnellate di aggregati inerti riciclati prodotti;
  • 60% dei volumi trattati legati al riciclo;
  • 75% dei materiali in uscita di natura riciclata;
  • 100% di reimpiego degli AIR (aggregati inerti riciclati).

Numeri che indicano come la trasformazione dei rifiuti in materie prime seconde sia già oggi una realtà industriale consolidata.

Il nodo strutturale: trasformare il riciclo in mercato

Nonostante i benefici economici, il principale limite alla diffusione degli aggregati riciclati resta la domanda.

Secondo l’analisi del Gruppo Seipa, il gap non è più tecnologico ma sistemico e dipende da:

  • mancanza di standard tecnici uniformi;
  • limitata integrazione nei capitolati;
  • filiere ancora frammentate.

«Il passaggio chiave è dal recuperare al sostituire. È lì che si genera valore economico oltre che ambientale» evidenziano gli analisti.

Prospettive di mercato

Secondo gli specialisti del Gruppo Seipa, nel medio periodo la crescita del mercato degli inerti riciclati sarà legata a:

  • evoluzione normativa e capitolati pubblici;
  • integrazione tra progettazione e filiera produttiva;
  • sviluppo di mercati locali per le materie prime seconde.

«In questo scenario, la green economy nel settore delle costruzioni si configura sempre più come una leva industriale, capace di incidere contemporaneamente su costi, competitività e sostenibilità» concludono gli analisti di Seipa.

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