Comprendere l’economia e la finanza per riconoscere i cattivi consiglieri

Recensione
Citazioni, esempi semplici e concreti, preziosi consigli e suggerimenti per gestire i soldi in modo corretto e consapevole: ecco in breve cos’è il manuale di Sandro Vita ‘I nostri soldi. Buoni e cattivi consiglieri del risparmio’. Partendo dall’assunto che se ci fosse più comprensione aumenterebbe la correttezza degli investimenti e, di conseguenza, le soddisfazioni derivanti dal proprio denaro, il linguaggio utilizzato si vuole allontanare dal lessico complicato della finanza, per essere alla portata di tutti.
Proprio in periodi di crisi è necessario “riconoscere i cattivi consiglieri, i fattori negativi che influenzano i nostri comportamenti per contrastare il panico che spesso porta a scelte affrettate e pericolose per i nostri risparmi” e ancora “È solo quando l’effetto della paura si è allontanato che iniziamo a vedere opportunità dove prima vedevamo solo rischi.”
Inoltre, secondo il quotidiano ‘Milano Finanza’: ‘Una delle lezioni più importanti per sopravvivere nel mondo moderno è che bisogna avere soldi. Ma per sopravvivere felicemente bisogna avere: amore, salute, libertà, stimoli intellettuali e soldi’, tema già trattato da ‘Il Sole 24 ore’ nell’articolo ‘Saper dare ai soldi il giusto peso’.
Secondo l’autore, se è vero che i soldi non sono tutto, è però vero che sono di più che ciò che serve per sopravvivere, perché il raggiungimento di molti degli obiettivi che ci rendono felici passano attraverso il corretto investimento del proprio risparmio.
“Per investire bene è molto più importante essere esperti di se stessi piuttosto che essere esperti di mercati”.
Il volume ha una prefazione di Ennio Doris e una postfazione di Giuseppe Mascitelli.
Sandro Vita, 2009, I nostri soldi. Buoni e cattivi consiglieri del risparmio, Edizione Sperling & Kupfer, pagine 242.
Crisi, per gli ammortizzatori sociali lo Stato chiede alle Regioni 2,6 mld
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COME SARA’ IL 2009

Le informazioni sull’andamento delle variabili macroeconomiche nell’ultimo trimestre 2008 sono ancora molto limitate. Per avere qualche indicazione sul 2009 possiamo guardare i dati della produzione industriale. Confrontati con quelli del 1992-93, mostrano che l’intensità della recessione di oggi è molto superiore a quella di allora. Anche la riduzione del Pil non potrà che essere maggiore. A meno che il settore dei servizi privati non si rivitalizzi per la ripresa delle liberalizzazioni o il settore pubblico non aumenti la spesa. Entrambi eventi improbabili.
Di sicuro, questo è il momento dell’anno in cui il mestiere di fare le previsioni è particolarmente arduo. L’opinione pubblica e le aziende vogliono sapere “come andrà il 2009” per comportarsi di conseguenza. Ma le informazioni disponibili ora sull’andamento delle variabili macroeconomiche relative all’ultimo trimestre 2008 sono ancora molto limitate, il che complica la missione. Vogliamo prevedere il 2009, ma non sappiamo neanche come è finito il 2008. (1) Almeno fino al prossimo 13 febbraio, quando l’Istat diffonderà la stima preliminare del Pil nel quarto trimestre 2008.
COSA (NON) SAPPIAMO SUL 2008
Il problema deriva dal fatto che i dati su Pil e disoccupazione, a cui si guarda per fare una stima sintetica sullo stato di salute dell’economia, sono diffusi una volta ogni tre mesi. Per ora, in tutti i paesi europei, non solo in Italia, siamo fermi ai dati relativi al terzo trimestre 2008. Sappiamo come sono andate le cose solo fino alla fine di settembre 2008, cioè fino a 15 giorni dopo il fallimento di Lehman Brothers, da tutti considerato a ragione il grande spartiacque della crisi. Entro la fine di settembre, nelle banche e in Borsa era già successo il finimondo. Ma è dubbio che gli shock finanziari abbiano avuto il tempo di trasmettersi se non in modo molto parziale ad aziende e famiglie in un periodo di tempo così breve. La qual cosa è invece certamente avvenuta nel quarto trimestre 2008 (e sta ancora avvenendo nel primo trimestre 2009). I dati sul Pil hanno comunque indicato la presenza di una marcata riduzione del dato del terzo trimestre su quello del secondo trimestre, in tal modo confermando che l’Italia è entrata in recessione alla fine del primo trimestre 2008 (si parla tecnicamente di recessione quando si verificano due diminuzioni consecutive del Pil trimestrale e si data l’inizio due trimestri indietro).
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