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Contratto di pegno: come funziona?

Secondo quanto riportato nel Codice Civile, agli artt. 2784-2807, si ha la costituzione del pegno quando viene effettuato un atto volontario attraverso il quale si va a garantire l’adempimento di una obbligazione.

Tale costituzione si va a concretizzare nel momento in cui si consegna un oggetto o una cosa data in pegno; può essere dato in pegno qualsiasi oggetto rientri nella categoria delle cose mobili, delle universalità dei mobili o di diritti di credito.

Ad esempio, potete mettere in pegno degli oggetti di valore come gioielli ed orologi, anche se negli ultimi tempi sono i dispositivi tecnologici ad essere perlopiù soggetti a questo tipo di trattamento: molti infatti sfruttano il fatto di aver acquistato tablet e cellulari su siti di vendita online a basso prezzo e quindi anche il valore del pegno sarà più conveniente.

Il bene dato in pegno può appartenere o al debitore stesso oppure a un terzo soggetto, detto datore di pegno, che abbia dato il consenso a garantire il debito.

    1. Caratteristiche del contratto

Attraverso la costituzione del pegno il creditore assume il diritto di possesso del bene ricevuto in custodia, con l’obbligo di non utilizzarla e di restituirla al momento del pagamento del credito.

Il pegno è dunque un diritto reale di garanzia su una cosa appartenente ad un altro; il creditore va comunque ad assumere un duplice diritto, ovvero:

il diritto di procedere all’esecuzione forzata del bene in pegno anche nei confronti di un terzo acquirente;

il diritto di avere soddisfazione sul prezzo che viene ricavato dalla vendita forzata del bene, ovvero il diritto di prelazione.

      1. Valore del pegno

In genere l’oggetto dato in pegno riceve un valore superiore a quello del credito che deve garantire, in modo che il creditore non possa prenderne profitto ai danni del debitore o di altri creditori.

Nel momento in cui il debitore riesce a pagare il capitale e gli interessi dovuti al creditore, quest’ultimo dovrà restituire l’oggetto dato in pegno; altrimenti il creditore, può vendere o far vendere il bene in pegno da un mediatore autorizzato, oppure far certificare da un giudice di essere diventato possessore del bene.

Detrazioni al 55% per aiutare ambiente ed economia

Che in Italia sia l’elevatissima tassazione una delle cause principali della paralisi economica è una opinione diffusa e condivisa. Una riprova di questo è che ad esempio, il solo incentivo consistente nelle agevolazioni fiscali del 55% per le ristrutturazioni e interventi atti a migliorare la resa energetica dell’abitazione, ha innescato un giro d’affari del valore di 18 miliardi di euro, oltre un milione di interventi, con un corrispettivo di 50.000 posti di lavoro creati all’anno.

Un giro d’affari che ha giovato all’economia del Paese, attraverso i guadagni che piccole e medie imprese e lavoratori nel settore realizzano, e che giova anche alle famiglie che risparmiano sulla bolletta, oltre che sulle imposte sul reddito.

Ovviamente la misura non ha solo effetti economici: non va dimenticata l’esigenza ecologica per la quale è nata, risparmiare energia e ridurre le emissioni di biossido e monossido di carbonio, responsabile il primo dell’effetto serra ed il secondo di ben più gravi avvelenamenti e patologie.

Il prossimo passo, dopo i benefici concessi ai privati che grazie alle detrazioni riescono a destinare risorse all’ottimizzazione dei consumi energetici delle proprie abitazioni, è passare al settore pubblico. Se le case degli italiani infatti hanno una pessima resa energetica, molti edifici pubblici, sedi di enti ed istituzioni sono messi peggio. E gli sprechi pesano sull’ambiente e sulle tasche dei contribuenti, finendo poi a causare tagli esagerati che penalizzano il personale. Sbloccare risorse o allentare la morsa dell’austerità anche in questo campo permetterà di realizzare molti più interventi, con effetti positivi già citati sia sull’ambiente sia sull’economia.

Il settore immobiliare giova delle detrazioni del 55%, ma è ancora molto provato: se le detrazioni hanno creato un ritorno occupazione interessante, le perdite causate dalla crisi sono ancora ingenti e profonde.

Ben 550 mila persone hanno perso il loro lavoro a causa della paralisi del settore immobiliare. Mezzo milione di disoccupati in più in uno dei settori trainanti di ogni economia oggi in ginocchio a causa di un circolo vizioso che tra difficoltà di accesso al credito e poca liquidità disponibile per le famiglie, una tendenza generalizzata al risparmio causata dalla paura di un peggioramento delle condizioni economiche del Paese e le tasse sempre più alte, fa in modo che le vendite e le costruzioni di immobili crollino a picco. Ristrutturazioni, ammodernamenti, messe in sicurezza e miglioramenti atti a risparmiare energia al momento sono tra i pochi interventi che possono salvare dalla rovina un intero settore e che per questo vanno incoraggiati.

Terremoto, far ripartire al più presto economia

Far ripartire al più presto il sistema economico dell’ area colpita dal sisma. Questa l’esigenza evidenziata nell’incontro di ieri mattina dei vertici dell’Unioncamere e delle Camere di commercio dell’Abruzzo, convocato a L’Aquila per fare il punto della situazione. I presidenti ed i segretari generali delle Camere di commercio abruzzesi, insieme al Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello ed al segretario generale, Giuseppe Tripoli, hanno portato la solidarietà del sistema camerale italiano sul luogo della sciagura alla Camera di commercio dell’Aquila, presente con la giunta al completo. All’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio Generale di Unioncamere, prevista per il 15 aprile, ha ricordato Mondello “è prevista l’istituzione di un Fondo speciale di solidarietà in favore del sistema economico abruzzese, in cui far confluire sia risorse a valere sul fondo perequativo di sistema, sia ulteriori contributi da raccogliere presso le Camere di Commercio italiane”.
Si è ritenuto opportuno far confluire in un unico fondo i contributi delle varie Camere di commercio al fine di rendere più efficace e coerente l’intervento complessivo.
Dalla riunione è emersa anche l’esigenza di chiedere al sistema bancario di facilitare la ripresa delle attività imprenditoriali e, in questo senso, il presidente Mondello ha preso l’impegno di avviare contatti con il mondo delle banche.


Francesco Daveri – Solo Tanzi paga per il crack Parmalat

Per lo scandalo Parmalat, condannato in primo grado solo l’ex patron Calisto Tanzi. Il punto di Francesco Daveri.