Economia e natale: l’unico lusso è a tavola

December 29, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: prezzi 

Nonostante la crisi il natale degli italiani non è stato spoglio a tavola. I consumi degli alimentari casa sono addirittura cresciuti di un mezzo punto percentuale. Si calcola che per festeggiare gli italiani spenderanno più di 3,2 miliardi di euro.

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Secondo le prime stime della Cia, non c’è stato il tanto temuto crollo nei consumi alimentari che sono cresciuti, in quantità, dello 0,5 per cento. Vince ancora una volta la tradizione e il “made in Italy”. Niente spese folli. Salmone, ostriche, caviale e frutta esotica con il contagocce. Bene vini e spumanti nazionali che battono lo champagne. In crescita i dolci, con panettoni e pandori che hanno fatto la parte del leone.

Il crollo non c’è stato. A Natale la crisi non ha colpito le tavole degli italiani che per imbandirle hanno speso poco più di 3,2 miliardi di euro. Una festa che è stata trascorsa da nove famiglie su dieci a casa con parenti o amici. E’ questo il primo bilancio della Cia-Confederazione italiana agricoltori sui consumi alimentari per il cenone della vigilia del 24 dicembre e per il pranzo del 25 dicembre che hanno registrato, in quantità, una crescita dello 0,5 per cento rispetto al 2008, mentre la spesa, in termini monetari, è aumentata dell’1,2 per cento nei confronti allo scorso anno. Consumi che, comunque, hanno visto affermarsi ancora la tradizione e il “made in Italy” a discapito di prodotti come lo champagne, il salmone, le ostriche, il caviale, la frutta esotica che si sono venduti con il contagocce.


La spesa alimentare -secondo le stime della Cia- è stata così ripartita: in 1,1 miliardi di euro per carni e pesce, di 630 milioni per primi piatti e per il pane, di 500 milioni per dolci (con panettoni e pandori che hanno fatto la parte del leone); 420 milioni per vini e spumanti (per il 94 per cento italiani), 350 milioni per formaggi e salumi (molti dei quali a denominazione di origine) e 210 milioni per frutta fresca o secca.
Non è, quindi, stato un Natale opulento, ma neanche tanto “freddo” sotto il profilo dei consumi alimentari. Le vendite, come qualcuno paventava, non sono andate a picco. Gli italiani non hanno rinunciato a festeggiare a tavola, anche se gli acquisti, rispetto agli anni passati, sono stati molto più oculati. E questo soprattutto a causa della crisi economica e delle preoccupazioni che suscita presso le famiglie del nostro Paese.
Dalle prime stime si ricava, infatti, che -sottolinea la Cia- gli italiani, sempre più attenti ai conti, proprio per una precaria situazione economica e, in particolare, per i prezzi in crescita, hanno indirizzato i loro acquisti verso prodotti enogastronomici più abbordabili sotto l’aspetto economico. Nella stragrande maggioranza nazionali e tipici delle feste natalizie. Pochi, quindi, i cibi di “fascia alta”. Un vero “stop” alle spese folli.
Una buona performance si è avuta dai vini, soprattutto i rossi. Secondo le stime della Cia, si sono stappate circa 80 milioni di bottiglie, con una crescita del 1,8 per cento rispetto allo scorso anno. Bene anche gli spumanti che hanno registrato un aumento negli acquisti del 2,1 per cento e ancora una volta hanno battuto in maniera schiacciante lo champagne.
La Cia sostiene che per gli acquisti dei prodotti agroalimentari consumati durante le feste natalizie, le oltre 23 milioni di famiglie italiane si sono rivolte in prevalenza alla grande distribuzione commerciale (56 per cento), seguita dai negozi tradizionali (24 per cento), dai mercatini locali (18 per cento), e da internet (2 per cento).
Molta attenzione da parte degli italiani -annota la Cia- è stata rivolta alla vendita diretta in azienda (assai gettonate le fattorie aderenti alla rete “La spesa in campagna”), dove i prezzi sono risultati decisamente più convenienti rispetto ai centri commerciali e ai negozi delle città. Si è potuto risparmiare anche il 30 per cento.


Aziende Milano: si fa un bilancio di un anno di crisi

December 28, 2009 by admin · Leave a Comment
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Le imprese di Milano fanno un bilancio di fine anno. La crisi morde forte ma si attende con fiducia la ripresa economica.

La crisi economica internazionale nel 2009 rallenta la crescita del sistema Milano ma resiste la voglia di fare impresa: oltre 17 mila le nuove imprese iscritte nei primi nove mesi dell’anno, oltre 60 al giorno, il 5,8% del totale delle nuove iscrizioni in Italia e il 36,3% di quelle lombarde, anche se in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando erano state oltre 23 mila. Le neo imprese milanesi appartengono soprattutto al commercio (3.062, 17,9%), alle costruzioni (2.149, 12,6%), alle attività professionali, scientifiche e tecniche (919, 5,4%) e ai servizi di accoglienza e ristorazione (767, 4,5% del totale iscritte). Quasi settecento le iscrizioni nel manifatturiero.
E con oltre 288 mila imprese attive, Milano si conferma tra le prime posizioni in Italia (quota sul totale nazionale: 5,4 %; sul totale regionale: 34,9%) per imprenditorialità, seconda solo a Roma (325 mila imprese attive), precede Napoli (oltre 229 mila) e Torino (circa 207 mila). Commercio (circa una impresa su quattro: il 24,4% del totale), costruzioni (14,1%) e attività manifatturiere (11,6%) i settori prevalenti.
Rispetto all’Italia l’impresa “milanese” è specializzata nei settori dei servizi alle imprese e attività immobiliari, con un’attività su 9, rispetto a meno di una su venti in Italia, nei servizi di informazione e assicurazione e nel noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, nel manifatturiero.


Emerge da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2009.
“Milano – ha dichiarato Carlo Sangalli presidente della Camera di Commercio di Milano – conferma la sua tradizionale vocazione imprenditoriale anche per il 2009, in un anno difficile a causa della crisi. E’ ancora più importante in questa fase sostenere le imprese con strumenti adeguati e innovativi nel loro sforzo di ripresa”.


Economia Alto Adige: stabile, nonostante la crisi

December 24, 2009 by admin · Leave a Comment
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Economia Alto Adige: stabile, nonostante la crisi

“Mentre altre regioni sono state profondamente toccate dalla crisi, l’economia altoatesina, nel corso di quest’ultimo anno, ha continuato a svilupparsi in maniera piuttosto stabile”. L’assessore provinciale Thomas Widmann traccia un bilancio del 2009, nel settore di sua competenza, dichiarandosi “soddisfatto” del trend crescente e dei risultati ottenuti dai provvedimenti anti-crisi.

Un tasso di disoccupazione ampiamente al di sotto della media nazionale, un segno più nel numero degli occupati e una costante crescita di aziende registrate. Nonostate la crisi, che in Provincia di Bolzano ha colpito soprattutto le esportazioni (-20%), l’economia altoatesina si mantiene stabile: “Il bilancio è soddisfacente – sottolinea l’assessore Thomas Widmann – l’economia altoatesina poggia su basi decisamente solide, anche se non bisogna dimenticare che diverse imprese sono dovute ricorrere alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali”. Secondo l’assessore all’economia, il pacchetto anti-crisi messo in campo dalla Provincia ha contribuito a mantenere molti posti di lavoro e ad assicurare un benessere piuttosto diffuso.

“Abbiamo stanziato circa 250 milioni di euro a favore di famiglie e imprese – aggiunge Widmann – innalzando i contributi, agevolando l’accesso al credito e prevedendo ulteriori sostegni alle iniziative di formazione, aggiornamento e riqualificazione”. Da segnalare, inoltre, i finanziamenti previsti per sostenere l’attività dell’EOS, che si occupa di export, e del BLS, la nuova agenzia di marketing territoriale.


“Si tratta di una struttura fondamentale per la competitività del nostro territorio – spiega l’assessore Widmann – in grado non solo di mantenere in Provincia di Bolzano le nostre imprese, ma di attrarne di nuove provenienti da altre regioni. Tutto ciò per garantire il mantenimento dei posti di lavoro e un miglioramento delle condizioni economiche generali”.

Oltre alle misure anti-crisi, il provvedimento più importante, nel corso del 2009, è stato il piano provinciale per le grandi strutture di vendita. “L’obiettivo principale – sottolinea l’assessore all’economia – è quello di assicurare il giusto equilibrio tra piccole, medie e grandi strutture, garantendo nel contempo la sopravvivenza del commercio di vicinato”. Secondo Widmann, nel corso del 2009, la Provincia ha messo in campo numerosi provvedimenti “per mettere le nostre imprese nelle migliori condizioni possibili per rimanere competitive sul mercato”. Il peso principale, ovviamente, rimane sulle spalle dei singoli imprenditori, “ma la politica – conclude Widmann – ha il compito di agevolare il più possibile le loro attività. Da questo punto di vista, ritengo importante il dialogo in atto con le associazioni di categoria, le cui proposte vengono tenute sempre in grande considerazione”.


Economia e Finanziaria in Toscana

December 23, 2009 by admin · Leave a Comment
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La finanziaria in Toscana

Finanziaria e riforma degli enti locali, rinviato l’incontro
Fragai: «Ecco in sei punti la nostra idea su come cambiare il sistema istituzionale»

E’ saltata, per la neve e il maltempo, la riunione organizzata per stamani nell’Auditorium regionale di via Cavour a Firenze con tutti i sindaci, i presidenti di Provincia e delle Comunità montane e i parlamentari toscani per valutare insieme gli effetti penalizzanti, sui bilanci e le politiche di tutti gli enti locali, della legge finanziaria e del disegno di legge Calderoli approvato lo scorso 19 novembre.

All’incontro dovevano partecipare il presidente Martini e l’assessore Fragai. La riunione è stata rinviata (ma la nuova data non è stata ancora decisa) perché numerosi amministratori, a causa del maltempo, avevano avvertito di non essere in grado di arrivare a Firenze.

«La finanziaria e la riforma delle autonomie avanzata dal governo rischia di creare più danni che bene fici – commenta l’assessore alle riforme istituzionali e ai rapporti con gli enti locali, Agostino Fragai – Nessuno dice di non far niente, ma quella che abbiamo in testa è una riforma diversa che si può riassumere in sei punti: cambiare anzitutto le regole del patto di stabilità di Comuni e Province in modo che le risorse disponibili nei bilanci possano essere utilizzate per le spese di investimento e il rilancio dello sviluppo locale, riordinare le funzioni e l’ordinamento locale insieme a Regioni, Comuni e Province anziché inserire queste norme nella finanziaria, accelerare il federalismo e il trasferimento di funzioni anche amministrative alle Regioni sopprimendo da subito gli enti statali che oggi se ne occupano, riconoscere il territorio montano come valore aggiunto del nostro paese anziché azzerare con la finanziaria gran parte delle risorse oggi destinate alle comunità montane o agli enti locali che vi subentrano, favorire l’associazionismo comunale e introdurre, fin dal 2010, un patto di stabilità territoriale toscano in modo che, senza superare il tetto ‘regionale’ della spesa autorizzata, eventuali disponibilità di liquidità in avanzo di alcune amministrazioni possano essere cedute ad altre che, pur avendo le risorse necessarie in cassa, non possono con l’attuale patto spenderle.


Un meccanismo inaugurato poche settimane fa, con 100 milioni di liquidità regionale ‘ceduta’ a 32 Comuni e una provincia toscana».

 

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