Category Archives: finanza

Quando è possibile ridurre le sanzioni applicate dal fisco

In base ad alcune sentenze emesse dalla Corte di Cassazione (tra cui la n. 5206/2012) ed al comma 4 dell’articolo 7 del D. Lgs 472/1997 qualora la maggiore imposta accertata per una violazione fiscale e la sanzione amministrativa irrogata sono sproporzionate in maniera evidente è possibile ottenere la riduzione della sanzione sino al 50 % della sanzione applicabile.

Infatti in base al dettato dell’art 7 del D. Lgs 472/97 “qualora concorrano eccezionali circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo tra cui la violazione si riferisce e la sanzione”. La giurisprudenza ha poi chiarito l’interpretazione di tale norma stabilendo che la disposizione può essere applicata sia per le sanzioni in misura fissa che in misura proporzionale (sentenza n. 5206/12). Di conseguenza su richiesta del ricorrente il giudice ha la possibilità di ridurre le sanzioni oscillanti tra il 100 ed il 200 % della maggiore imposta, o di ridurre la sanzione in misura fissa.

Per quanto concerne le “circostanze eccezionali” che rendono sproporzionata la sanzione irrogata dall’imposta contestata i giudici hanno stabilito che si possono ritrovare nel caso di fatture oggettivamente inesistenti ed in generale per ogni violazione per la quale vi è una sanzione. In conformità a quanto stabilito dalla giurisprudenza comunitaria la Suprema Corte ha anche stabilito che nel caso di fatture inesistenti il diritto alla detrazione non può essere esercitato nel caso in cui il cessionario sapesse di partecipare, con il proprio acquisto, ad una operazione fraudolenta.

Tra l’altro i giudici hanno anche stabilito che la riduzione delle sanzioni è anche possibile nel caso in cui si abbiano omessi o tardivi versamenti (sanzionati con sanzione del 30 %) laddove ricorrano circostanze eccezionali che rendono spropositata la differenza tra imposta e sanzione applicata. Da ultimo, in base alle pronunce giurisprudenziali, anche l’omessa installazione di un misuratore fiscale potrebbe rappresentare un caso di sanzione sproporzionata.

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Barometro dei Pagamenti 2010

Conoscere il mercato e le aziende per diminuire i rischi di insolvenza

Sono stati presentati i dati del Barometro dei Pagamenti 2010, terza edizione, di Euler Hermes Siac, l’appuntamento annuale con il report sui trend di pagamento delle imprese manifatturiere italiane e delle costruzioni, utile alle aziende per la gestione del credit management.
La conoscenza del mercato e delle informazioni rilevanti, contribuisce ad affrontare le criticità, aumentando l’efficacia dei processi di decision making a favore della stabilità dell’impresa.
I dati contenuti nel Barometro EH SIAC, estratti dal database proprietario dell’azienda, hanno un elevato grado di aggiornamento e un’ampia copertura di mercato e sono facilmente comprensibili e notevolmente affidabili.
In tutti i report settoriali l’analisi interna è integrata da una presentazione di dati provenienti dall’esterno, da fonti istituzionali quali Istat, Camere di Commercio, Aida e Associazioni di categoria. I comparti, oggetto di studio nel Barometro, sono ventidue e rappresentano più del 27% del PIL italiano e, dunque, una consistente parte del tessuto economico nazionale.

I risultati del Barometro dei Pagamenti 2010
Andando ad analizzare nel dettaglio l’andamento globale dei principali indicatori del Barometro, si nota come l’indice di rischiosità, nel corso del 2009, sia ulteriormente peggiorato (+26,2% rispetto al 2008 e + 46,5% rispetto al 2005), contribuendo a ridurre la solidità attuale e prospettica dell’intero comparto analizzato.
Per quanto riguarda le difficoltà di pagamento, intese come incapacità di rispettare le scadenze contrattuali, l’indicatore EH SIAC ha evidenziato anche per il 2009 un aumento (+ 9,5% rispetto all’anno precedente) ma nettamente inferiore rispetto a quello registrato nel 2008, + 58,9% rispetto al 2007. I giorni di ritardo medi del sistema manifatturiero italiano e delle costruzioni invece, nel 2009 decrescono dell’11,5% rispetto al 2008, registrando una media di 72 giorni, valore che risulta essere il più basso del periodo considerato.
Un’ulteriore informazione riguarda l’andamento delle insolvenze di pagamento che, dopo un assestamento su valori contenuti nel triennio 2005-2007, per due anni consecutivi hanno registrato un tasso di crescita percentuale che supera il 40% (+ 41,3% nel 2009). Tale andamento sembrerebbe essere in contrasto con quanto registrato dall’indice dei giorni di ritardo di pagamento. In realtà, tale evidenza, è chiara indicazione di come, negli ultimi due anni, le imprese abbiano estinto il debito mediamente in meno giorni ma, al contempo, siano aumentate le aziende che non riescono a far fronte agli impegni contrattuali presi, entrando così in uno stato di default.

La value proposition del Barometro e la mission di EH SIAC
“Le imprese italiane – ha dichiarato Massimo Falcioni, Direttore Centrale EH SIAC – stanno ripartendo dopo la terribile crisi che negli ultimi due anni ha causato al Paese la perdita di oltre 6 punti percentuali di crescita del PIL. Nel primo semestre del 2010, segnaliamo un miglioramento sul fronte pagamenti anche se l’eredità della forte recessione, non consente una ripartenza decisa in quanto i livelli di rischio sui mancati pagamenti restano nella maggior parte dei settori analizzati, piuttosto elevati”.
“Il Barometro dei Pagamenti EHSIAC – continua Falcioni – è uno strumento che per caratteristiche e rigore scientifico, rappresenta un unicum nella pubblicistica economica italiana. Una guida che assolve ad una molteplicità di funzioni. Almeno tre di queste funzioni sono da sottolineare: il Barometro fotografa in modo analitico lo stato di salute dei segmenti produttivi fondamentali; elimina il rischio di scelte approssimative; scandisce i tempi della competitività”. Concludendo Falcioni dichiara: “Saper selezionare i clienti e i nuovi mercati, ridurre i costi operativi focalizzando l’attenzione sulla gestione dei flussi di cassa, proporre un’offerta innovativa, sono le soluzioni migliori per tornare ad ottenere utili e garantirne la sostenibilità. La
delle imprese è la mission che distingue Euler Hermes SIAC. In questa direzione abbiamo sempre operato e continueremo a farlo con professionalità ed orientamento al cliente. Intendo infine ringraziare il Prof. Luca Molteni (Università Bocconi) per l’eccellente lavoro svolto nella preparazione del report.”

Intesa Sanpaolo: scissione parziale di Mediocredito Italiano Spa

 

INTESA SANPAOLO: SCISSIONE PARZIALE DI MEDIOCREDITO
ITALIANO S.p.A. IN FAVORE DI INTESA SANPAOLO S.p.A.

Torino, Milano, 14 ottobre 2009 – Si informano i Sigg. azionisti che il Consiglio di Gestione della Banca,
nella riunione del 23 giugno 2009, ha approvato il progetto di scissione parziale di Mediocredito Italiano
S.p.A. (società interamente posseduta da Intesa Sanpaolo) in favore di Intesa Sanpaolo S.p.A. nonché
l’apposita Relazione illustrativa.
Il predetto progetto di scissione – a seguito dell’autorizzazione rilasciata da Banca d’Italia ai sensi dell’art.
57 D.Lgs. n. 385/1993 – è stato depositato presso il Registro delle Imprese di Torino, come previsto
dall’art. 2501-ter c.c., in data 14 ottobre 2009.
La scissione sarà sottoposta all’approvazione del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo ai sensi
dell’art. 2505, comma 2, c.c., come consentito dall’art. 17.2 dello Statuto sociale.
Quanto precede fatta salva la possibilità – ai sensi dell’art. 2505 ultimo comma, c.c. – per i soci di Intesa
Sanpaolo S.p.A., che rappresentino almeno il cinque per cento del capitale sociale, di chiedere che la
decisione di approvazione della scissione da parte di Intesa Sanpaolo sia adottata dall’Assemblea
straordinaria a norma dell’art. 2502, comma 1, c.c. I soci eventualmente interessati ad avvalersi di tale
facoltà dovranno indirizzare, entro otto giorni dalla predetta data di deposito del progetto di scissione
presso il Registro delle Imprese di Torino, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, apposita
domanda a Intesa Sanpaolo S.p.A., Servizio Segreteria Societaria – Ufficio Soci, Piazza San Carlo n. 156,
10121 Torino, corredata dall’apposita certificazione comprovante la titolarità delle azioni (anticipando
tutta la documentazione al fax n. 011/5556396).


Ai sensi della vigente normativa, la documentazione sull’argomento in oggetto – che ricomprende il
progetto di scissione, le relazioni degli Amministratori nonché i bilanci d’esercizio al 31/12/2008
(sostitutivi delle situazioni patrimoniali) delle società interessate all’operazione – è stata depositata, a
disposizione del pubblico, presso la Sede sociale e la Borsa Italiana S.p.A. ed è consultabile sul sito
group.intesasanpaolo.com; presso la Sede sociale sono stati altresì depositati i bilanci di Intesa Sanpaolo e
Mediocredito Italiano relativi agli esercizi 2006 e 2007.
I Soci hanno facoltà di ottenere copia della sopraindicata documentazione.


Economia e speculazione. Dopo il crac Lehman oltre un miliardo di affamati (+ 11 %)

 

 

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CRISI: COLDIRETTI, DOPO CRAC LEHMAN OLTRE UN MLD DI AFFAMATI (+ 11 %)

La speculazione sulla fame non si è fermata ed ha bruciato nel mondo quasi 200 miliardi di dollari solo per il grano, con le quotazioni internazionali che sono dimezzate da 10 dollari per bushel (0,37 dollari al chilo) dello scorso anno a meno di 5 dollari per bushel (0,18 dollari al chilo), mentre i prezzi dei prodotti alimentari derivati come pane e pasta hanno continuato ad aumentare nei paesi ricchi ed in quelli poveri. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base delle quotazioni al Chicago Board of Trade, nel sottolineare che secondo le stime Fao il numero di affamati nel mondo ha superato il miliardo con una crescita dell’11 per cento, ad un anno del crack della Lehman Brothers.

Con la crisi finanziaria la speculazione si è spostata anche sulle materie prime agricole le cui quotazioni sono fortemente condizionate dai movimenti di capitale che stanno “giocando” senza regole sui prezzi di grano, mais e soia provocando una grande volatilità che – denuncia la Coldiretti – ha impedito la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in molti Paesi.


Nonostante il crollo dei prezzi alla produzione agricola – denuncia la Coldiretti – rimangono alti i prezzi al consumo che rendono piu’ difficile la sopravvivenza del miliardo di affamati, come dimostra il fatto che, secondo una analisi della Fao, in 58 Paesi in via di sviluppo nell’80 per cento dei casi i prezzi sono piu’ alti dello scorso anno. Un problema che – continua la Coldiretti – riguarda anche i paesi piu’ sviluppati dove la denutrizione riguarda 15 milioni di persone, per un aumento del 15,4 per cento sul 2008.

L’emergenza alimentare – precisa la Coldiretti – non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perche’ questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e, con la chiusura delle imprese, destrutturano il sistema che non è piu’ in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Occorre combattere – sostiene la Coldiretti – la grave ingiustizia rappresentata dall’iniqua distribuzione del valore aggiunto a danno degli agricoltori e dei consumatori lungo le filiere agroalimentari.

In Italia, dove i prezzi moltiplicano per cinque dal campo alla tavola, si è verificata ad agosto una crescita tendenziale dei prezzi degli alimentari dell’1,2 per cento ad agosto (sei volte superiore al valore medio dell’inflazione dello 0,2 per cento) nonostante – precisa la Coldiretti – il crollo del 16 per cento in media dei prezzi agricoli con una punta del -30 per cento per il grano , che mette a rischio il futuro delle coltivazioni in Italia. Ed è scandaloso – continua la Coldiretti – il caso della pasta di semola di grano duro che, nonostante la multa di 12,5 milioni del 2 febbraio 2009, decisa dall’Antitrust per il “cartello” tra produttori, nel primo semestre del 2009 è stata il prodotto che è aumentato di piu’ (+11 per cento tendenziale) e si posiziona al quarto posto nel contributo all’inflazione (dopo sigarette, canone di affitto, pasto al ristorante e carrozziere), sulla base delle elaborazioni Coldiretti sul rapporto Coop 2009.

“La crisi ha smascherato le false promesse dell’economia virtuale e i pericoli di una assenza totale di regole sul mercato che hanno permesso a pochi di fare affari mettendo a rischio lo sviluppo di larga parte della popolazione mondiale” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “con la auspicabile ripresa abbiamo una occasione unica per ridare alle cose un nuovo ordine e far riacquisire il primato alla verità e alla concretezza che sono le parole d’ordine dell’agricoltura”. L’economia – conclude Marini – esce dalla crisi solo se assumono centralità i valori veri dell’agire di ciascuno di noi: la responsabilità, l’affidabilità, l’etica dei comportamenti ed ancora, si recupera pienamente la dimensione dell’identità come qualificazione positiva della persona, dei territori, di tutto ciò che è vero e che non può essere scambiato per altro.