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L’agricoltura è il settore che va peggio

Mentre il Pil aumenta dello 0,3%, nel secondo trimestre 2011 rispetto a quello precedente, con risultati di segno positivo per l’industria (+0,9%) e per i servizi (+0,1%), l’agricoltura registra una flessione del 2,4% del valore aggiunto ed è il settore che va peggio, con un andamento negativo di molto superiore a quello delle costruzioni (-0,9%). Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat. La congiuntura negativa che investe l’agricoltura deriva, ad avviso di Confagricoltura, dagli infimi prezzi all’origine, assolutamente non remunerativi, che stanno mettendo in ginocchio le aziende del settore. Vi sono forti sperequazioni nelle filiere produttive tra le imprese agricole e quelle della trasformazione e distribuzione. “In queste condizioni – commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – non ci sono i presupposti per lo sviluppo del settore primario che avrebbe bisogno di redditività e di risorse da poter destinare ai necessari investimenti per il rafforzamento”. Ad avviso dell’Organizzazione agricola, “servono politiche mirate ed urgenti per migliorare la competitività delle nostre produzioni e rendere più equilibrati i mercati. Bisogna convincersi che il Paese non cresce senza l’agricoltura”.

Studio economico sulle insolvenze aziendali

Presentato  lo studio economico sulle  insolvenze aziendali nel mondo, con un focus sul mercato italiano.

Analisi dell’assicuratore del credito Euler Hermes (gruppo Allianz)

– La ripresa economica mondiale è già sotto pressione: semplice rimbalzo o vera ripresa?

Quali conseguenze sulla sinistralità delle imprese?

– Il livello di Insolvenze aziendali dovrebbe rimanere elevato fino al 2011.

– Dai ritardi dei pagamenti alle procedure concorsuali. I fallimenti in Italia: trend e previsioni.

La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità. I Paesi che nella primavera del 2009 erano stati i principali motori della fase di rilancio non registreranno prevedibilmente una nuova accelerazione della loro crescita. All’orizzonte 2011 si profila addirittura un calo di attività sia nei Paesi asiatici emergenti che negli Stati Uniti, mentre la maggior parte dei Paesi sviluppati non è in grado di prendere in mano il testimone della ripresa. L’Europa, in particolare Eurolandia, continua ad arrancare, colpita da una crisi che persiste. E’ in questo contesto che le imprese rischiano di rimanere sotto pressione ancora per diversi trimestri, mentre il numero d’insolvenze aziendali in Europa resterà elevato fino al 2011, secondo l’ultimo studio di Euler Hermes, leader mondiale dell’assicurazione crediti.

La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità

Secondo l’analisi di Euler Hermes, il ritmo di crescita delle economie asiatiche non potrà proseguire fino al 2011 con la velocità impressionante registrata ancora nel primo trimestre 2010. Il progressivo sfumare degli effetti dei piani di rilancio e la graduale normalizzazione delle politiche monetarie dovrebbero indurre un rallentamento della crescita della regione di circa 1 punto del PIL nel 2011 (riportandola al 6,8% dopo il 7,7% del 2010), in forte sintonia con la frenata prevista per la Cina (8,5% nel 2011, dopo il 9,8% del 2010).

Allo stesso tempo, anche gli Stati Uniti, seconda locomotiva della ripresa economica mondiale, dovrebbero registrare una sensibile decelerazione (2,6% nel 2011, dopo il 3,1% del 2010), dovuta, in particolare, ai minori benefici apportati dalle misure di rilancio (concentrate nel periodo fine 2009-2010) e ad una ripresa insufficiente dell’occupazione nel settore privato. In totale, Euler Hermes calcola che la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 3,3% nel 2010, rallentando poi fino a raggiungere il 2,9% nel 2011. La flessione sarebbe in proporzione più marcata nei Paesi dell’OCSE (+2,1% nel 2010 e +1,8% nel 2011) che negli altri (+5,6% nel 2010 e +5,1% nel 2011). Il commercio mondiale avrà un trend abbastanza simile, passando da una crescita in volume dell’11% nel 2010 a +8% nel 2011.

L’Europa, unica regione del mondo colpita dalla crisi in modo persistente, registrerà una crescita economica della zona euro inferiore all’1% nel 2010 e 2011.

Per la zona euro, le prospettive di crescita della domanda interna sono globalmente nulle nel 2010 e molto modeste per il 2011. In media annua, nel 2010 i consumi delle famiglie resteranno in negativo (-0,2%) e saranno molto modesti nel 2011 (0,5%), in particolare a causa dell’andamento poco favorevole dell’occupazione, della moderazione salariale e delle misure annunciate o attese di austerità dei conti pubblici. Dopo una flessione consistente nel 2009, gli investimenti ritorneranno di segno positivo solo nel 2011 (1,2% dopo il -3% nel 2010) sia nel settore edile che in quello degli investimenti produttivi.

Questa revisione al ribasso delle prospettive economiche europee è essenzialmente figlia del consolidamento di bilancio avviato a tappe forzate in molti Paesi a partire da maggio e giugno, nel solco della crisi del debito sovrano greco. “ I piani di rientro annunciati traducono un sforzo immenso che rischia di frenare in modo significativo il ritmo della ripresa europea, soprattutto nel 2011 », sottolinea Karine Berger, Direttrice Mercati e Marketing e Chief Economist di Euler Hermes.

Le imprese rimarranno sotto pressione e il livello di insolvenze aziendali resterà elevato fino al 2011

L’Indice Globale delle Insolvenze aziendali di Euler Hermes ha registrato un doppio record nel 2009: quello del volume, il più alto della serie iniziata nel 1995, e quello del tasso annuo di aumento (+29%) per il secondo anno consecutivo. Alla fine, il bilancio delle insolvenze 2009 per alcuni Paesi è il più consistente da quindici anni a questa parte (per Stati Uniti, Regno Unito, Francia o Finlandia) e soprattutto ha raggiunto livelli storici in molti Paesi (Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Austria, Danimarca, Irlanda, Portogallo e Paesi Baltici).

Il risanamento progressivo dell’economia mondiale, malgrado un ritmo di crescita meno vigoroso nel 2011, dovrebbe coincidere globalmente con un calo del volume dei fallimenti aziendali nel mondo, che comunque si annuncia moderato (-3% nel 2010 e -5% nel 2011) rispetto agli aumenti storici registrati nel 2008 e 2009. Soprattutto, si manifesterà in modo eterogeneo, come del resto anche la ripresa economica dei vari Paesi. Le insolvenze aziendali dovrebbero dunque calare sensibilmente nella regione Asia-Pacifico (-9% nel 2010) e, dopo un biennio di forte crescita, negli Stati Uniti (-10%). Viceversa, aumenteranno nuovamente in molti Paesi europei, in particolare dell’Europa del sud: Spagna (+10%), Grecia (+25%), Italia (+ 14%), Portogallo (+5%). In Germania (+1%), Francia (+2%), Austria (+5%), Irlanda (+9%) non si prevede un calo dei livelli medi annui di insolvenze aziendali prima del 2011.

ITALIA

“ I mancati pagamenti da inizio anno recuperano il saldo negativo della crisi (- 35,2% a maggio 2010) mentre gli importi medi, pur migliorando (- 19,8% a maggio 2010), recuperano solo parzialmente”, dichiara Massimo Falcioni, Direttore Centrale Euler Hermes SIAC. “Tra i settori merceologici l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero e la carta presentano un recupero importante sia sulla frequenza dei mancati pagamenti che nella severità degli importi medi. Ancora segnali di difficoltà invece nella siderurgia e nell’energia”. Entrando nello spaccato regionale Falcioni afferma: “Campania, Puglia e Calabria le regioni che recuperano rispetto ai livelli pre-crisi mentre la Sardegna mostra uno scenario in peggioramento. In tutte le altre regioni si evidenziano trend di ripresa che non consentono il recupero rispetto ai valori del 2007”.

Proseguendo la sua analisi anche sui mercati Export verso i quali le imprese italiane si rivolgono, Falcioni afferma: “ L’export italiano ha mostrato segnali di recupero ma con variazioni più contenute. I segnali positivi provengono da un maggior numero di settori quali l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero, la carta, il cuoio e pellame, l’edilizia, mobili e arredamento. Si confermano con trend negativi la siderurgia e l’energia”.

Economia Europea: tira malgrado la crisi

In merito alla situazione dell’ Economia Europea in questo momento di crisi. Secondo il World Investments Prospects (WIPS), diffuso dalle Nazione Unite sulla base di sondaggi effettuati su un campione di 241 aziende multinazionali, l’Europa rimane una delle principali mete degli investimenti esteri diretti (FDI) anche per il biennio in corso, specialmente per le grandi multinazionali di Canada, USA e Giappone. Nonostante gli investimenti esteri si siano contratti per effetto della crisi (al primo trimestre del 2009, -57% a/a e -45% il calo degli FDI rispettivamente nei paesi sviluppati e nei paesi emergenti), le imprese intervistate si attendono nel biennio 2010-2011 un recupero dell’attività di internazionalizzazione. Ad essere oggetto di delocalizzazione saranno innanzitutto gli uffici vendite, seguiti dalla produzione e dalla logistica.
All’interno dell’Unione Europea la Germania e la Francia sono i due paesi con il più elevato grado di attrazione. I principali fattori che guidano gli FDI verso queste economie sono la manodopera specializzata ed i talenti, un contesto istituzionale stabile ed orientato agli affari e la qualità delle infrastrutture. Debole risulta invece l’impatto sulla localizzazione degli investimenti, di incentivi concessi alle imprese e della facilità di accesso al mercato dei capitali.
L’Italia non può sfruttare determinanti quali il lavoro a basso costo, né tanto meno il tasso di crescita del mercato (fattori tipici di attrazione di cui godono le economie emergenti) ma può contare di manodopera specializzata e talenti, di un rapido accesso ai mercati internazionali/regionali, di una forte presenza di fornitori e partners, di un contesto politico stabile ed orientato agli affari, di buona qualità delle infrastrutture ed incentivi.
I settori dell’industria che meglio sfruttano quelli che sono i punti di forza delle economie avanzate nel processo produttivo risultano per il manifatturiero: il chimico/farmaceutico, l’elettronica/elettrotecnica, la meccanica di precisione; mentre per i servizi si distinguono le utilities, i trasporti ed i servizi alle imprese.
L’analisi svolta dal Servizio Research di BMPS sottolinea come proprio in questi settori potrebbero emergere le aziende effettivamente interessate ad investire nel territorio italiano. In base all’analisi condotta sulle decisioni di investimento di 21 multinazionali che progettano espansione sul territorio europeo (in Francia ed in Germania) potrebbero divenire “incumbent” sul mercato nazionale un discreto numero di multinazionali attive nelle telecomunicazioni, nell’information technology ed info provider; stesso dicasi per case chimico-farmaceutiche ed aziende produttrici di strumenti ospedalieri; interessanti anche le prospettive di alcune aziende leader nel settore dell’energia rinnovabile (fotovoltaico/solare); possibilità anche per aziende operanti in settori italiani meno attrattivi come meccanica ed alberghiero. Il sondaggio effettuato sulle multinazionali interessate ad investire in Germania e Francia rivela importanti possibilità di business considerando un ammontare di investimenti dichiarati nel primo trimestre 2010 pari a circa 480mln di euro, con l’apertura di 14 nuovi impianti, uffici o centri di ricerca.
A conferma dello studio, l’indagine WIPS individua in elettrico e servizi alle imprese, i settori che dovrebbero aumentare maggiormente la quota dei loro FDI fino al 2011; seguono trasporti, meccanica di precisione, farmaceutico ed elettronico.

Ricerca ABI: i furti in banca diminuiscono del 16%, fallisce oltre la metà dei tentativi


Banche: ABI, i furti diminuiscono del 16%, fallisce oltre la metà dei tentativi
Nel 2008, 504 assalti a casse continue, atm, casseforti e caveau contro i 600 dell’anno precedente. A vuoto il 53,2% dei tentativi. È la fotografia di Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, che
conferma il trend positivo già registrato nel 2008 con il sensibile calo delle rapine allo sportello (-27,3%).
Diminuiscono i furti in banca. Nel 2008, infatti, sono stati registrati 504 tentativi di effrazione nei locali dove si custodisce il denaro contante casse continue e sportelli bancomat, ma anche casseforti e caveau – con un calo del 16% rispetto ai 600 registrati nel 2007. Oltre la metà degli
assalti (53,2%) fallisce grazie alle misure e ai dispositivi di sicurezza, sempre più tecnologici ed efficienti, adottati dal settore bancario per rendere le proprie filiali ancora più sorvegliate e sicure.

Sono questi i principali risultati dell’indagine annuale sui Furti ai danni delle dipendenze bancarie condotta da Ossif – il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza – che conferma, dunque, il trend positivo già registrato nel 2008 con il sensibile calo delle rapine allo sportello, diminuite del 27,3% rispetto all’anno precedente.
In particolare, su 504 episodi complessivi 268 non hanno avuto successo (-24,7% rispetto ai 356 del 2007), mentre i furti messi a segno sono stati 236 (-3,3%). Nonostante gli sforzi e le risorse messe in campo dalle banche – che ogni anno investono oltre 700 milioni di euro per perfezionare e potenziare i dispositivi di protezione della filiale, il 25% dei quali è destinato
esclusivamente alle misure antifurto – rilevante è stato comunque il bottino complessivo, pari a circa 11 milioni di euro, e quello medio per furto, pari a 46 mila euro.


“Il fenomeno dei furti in banca come quello delle rapine – spiega lo studio Ossif – è direttamente collegato all’ampio ricorso al denaro contante ed al ritardo nell’utilizzo dei moderni strumenti di pagamento che l’Italia sconta ancora rispetto al resto d’Europa. Ridurre la circolazione e dunque anche la presenza di contante negli sportelli bancomat, nei caveau e nelle casseforti delle banche, oltre che nelle tasche degli italiani, vuol dire contribuire da un lato all’ammodernamento del paese e, dall’altro, alla maggiore sicurezza delle città”. Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dalla fotografia scattata dal centro di ricerca dell’ABI. La mappa dei furti Nel 2008, i furti in banca sono diminuiti in 15 regioni su 20. Nessun episodio in Molise e Valle d’Aosta (-100%, erano rispettivamente 5 e un solo colpo nel 2007). Consistenti cali anche in: Abruzzo (-33,3%, da 6 a 4), Basilicata (-80%, da 5 a 1), Calabria (-55,6%, da 9 a 4), Campania (-20%, da 30 a 24), Emilia Romagna (-26,5%, da 83 a 61), Liguria (-90,9%, da 11 a 1), Marche (- 30,6%, da 36 a 25), Puglia (-66,1%, da 62 a 21), Sicilia (-44,9%, da 49 a 27), Toscana (-22,2%, da 18 a 14), Trentino Alto Adige (-60%, da 5 a 2), Umbria (-16,7%, da 6 a 5) e Veneto (-38,1% da 97 a 60). In controtendenza solo: Friuli Venezia Giulia (con 4 tentativi di furto da 1, ma nessuno riuscito), Lazio (con 48 da 38, di cui 30 riusciti), Lombardia (con 156 da 101, di cui 92 riusciti), Piemonte (con 34 da 33, di cui 19 riusciti) e Sardegna (con 13 da 4, ma solo 3 riusciti). Nove assalti su dieci sono agli sportelli atm Anche nel 2008 gli atm si sono confermati l’obiettivo “bancario” preferito dai ladri. Oltre nove furti su dieci (94%), infatti, hanno riguardato gli sportelli automatici dove i clienti delle banche possono prelevare denaro contante, verificare saldo e movimenti di conto corrente, ricaricare la scheda del cellulare e depositare i propri assegni 24 ore su 24. Complessivamente, gli assalti agli atm sono stati 475 (-11% rispetto al 2007, di cui 232 messi a segno) contro 13 alle casseforti (-58,1%, di cui 3 riusciti) e 5 alle casse continue (-68,8%, di cui 1 solo riuscito). Nel 2008, nessun tentativo di effrazione ha riguardato invece i caveau delle banche (-100% rispetto ai 6 del 2007). Grimaldelli e piedi di porco gli arnesi più usati Per quanto riguarda il modus operandi, gli arnesi più utilizzati sono quelli da scasso: chiavi, cuneo, grimaldelli, mazze e piedi di porco sono stati adoperati nel 32,2% dei casi. Subito dietro: gas ed esplosivi (25,3%) e “mezzi meccanici” come trapano, martello pneumatico, frullino e fresa (11,6%). Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti il nostro blog sul mondo immobiliare e sulla tecnologia.