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Crisi economica e difficoltà nell’ottenere i finanziamenti, quali le soluzioni

La forte crisi economica in cui ristagna l’Italia da ormai 5 anni sembra aver bloccato qualsiasi possibilità di richiedere ogni tipo di finanziamento, sia esso finalizzato o non, soprattutto per via della precarietà della situazione lavorativa e della mancanza di sicure garanzie finanziarie. Eppure, anche per coloro che non possiedono un elevato reddito è possibile accedere al credito, basta infatti cercare su Internet le più convenienti società di mediazione creditizia a cui richiedere un finanziamento a Milano, Genova, Torino, Firenze, ecc.
Sulla rete si possono trovare numerose società di credito disposte a fornire un servizio di consulenza e guidare il cliente alla scelta del servizio finanziario a lui più idoneo, anche qualora la richiesta di prestito fosse stata precedentemente respinta da una banca ed il cliente risultasse segnalato nel registro dei soggetti a rischio insolvenza.
Tramite il web inoltre si possono utilizzare degli strumenti di ricerca per riuscire a scovare la migliore offerta, con i tassi di interesse più bassi, che meglio si adatta al reddito posseduto. Uno dei servizi più richiesti su Internet è il finanziamento finalizzato all’acquisto ed è possibile richiederlo da qualsiasi parte dell’Italia, attraverso qualsiasi società di credito online che si occupa della cessione dello stipendio a Milano, Venezia, Roma, ecc.
La cessione del quinto è un prestito molto facile da ottenere che consente di acquistare immediatamente da un punto vendita l’articolo o il servizio desiderato, basta disporre di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o di una pensione, anche se in molti casi è possibile richiedere questo servizio anche se si dispone di un contratto a tempo determinato, purchè la durata del finanziamento non sia inferiore alla durata del contratto di lavoro.
Nella prima metà del 2012 molti giovani e molte aziende preferiscono rivolgersi alle società di credito del web per richiedere il proprio prestito e le domande rispetto all’anno precedente sono cresciute con una percentuale del +9% per quanto riguarda i soggetti privati con un età al di sotto dei 35 anni e per le PMI si parla di una crescita del +5%. Una notevole crescita nella richiesta di servizi finanziari è stata registrata soprattutto a Milano, dove risiedono alcuni dei più istituti di credito che erogano via web tutti i tipi di finanziamenti.
I soggetti privati preferiscono richiedere un finanziamento di tipo finalizzato, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di un automobile o di un personal computer per questo ricercano l’offerta più conveniente sulla cessione dello stipendio a Milano.
Le aziende lombarde invece prediligono un servizio finanziario come il piccolo prestito, un piccolo finanziamento facile da restituire con tassi di interesse generalmente inferiori al 5%, utile per far fronte alle numerose spese di gestione. Per questo motivo le PMI si rivolgono alle migliori società di mediazione creditizia del capoluogo lombardo per richiedere un finanziamento a Milano.

E’ crisi anche per l’agricoltura

 

PIL: CONFAGRICOLTURA, E’ CRISI ANCHE PER L’AGRICOLTURA. DOMANI IL COMITATO DIRETTIVO PER LE PROPOSTE AL GOVERNO

“La crisi economica si fa sentire anche sul settore agricolo”. E’ questo il commento della Confagricoltura sui dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento del PIL nel primo trimestre di quest’anno, con l’agricoltura che ha registrato una variazione del -1,3% sul quarto trimestre del 2008 e una situazione stazionaria sul primo trimestre 2008 (+0,1%).

“In un contesto generalizzato di segnali negativi la maggiore tenuta del settore primario rispetto ad altri settori produttivi rappresenta – commenta Confagricoltura – almeno un elemento di equilibrio, che può dare garanzie sul piano strategico dell’approvvigionamento alimentare”.

Occorre chiedersi però fino a quando la situazione sarà sostenibile anche per l’attività primaria. In base ai dati Ismea, diffusi sempre oggi – aggiunge Confagricoltura – la situazione dei prezzi agricoli si è ulteriormente aggravata; a maggio, rispetto ad aprile, sono diminuiti del 4,3% rispetto ad aprile e del 12,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (ma già ad aprile erano calati del 4,7% rispetto a marzo e dell’11% rispetto a aprile 2008). Su base mensile, l’Ismea rileva una riduzione dei prezzi del 5,4% per le coltivazioni e del 2,6% per i prodotti zootecnici; rispetto ad aprile 2008 l’indice dei prodotti vegetali ha registrato una flessione del 17,6%, mentre quello relativo al comparto zootecnico si è ridotto del 5,8%.

“Avvertiamo – annota l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – segnali preoccupanti, nell’anno in corso, soprattutto in vino, dell’olio di oliva ed in particolare delle produzioni zootecniche e del latte (dove non è garantita alle imprese una sufficiente redditività). Ed è allarme per consumi e occupazione”.

Confagricoltura terrà domani la riunione del proprio Comitato Direttivo che esaminerà proprio la difficile situazione dell’agricoltura e definirà circostanziate proposte che sottoporrà all’attenzione del governo, rimarcando che il settore primario ha un ruolo fondamentale nel contrastare la recessione.


Tito Boeri sulla crisi globale a Italia World, Rai International

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

La grande paura che ritorna, di fronte ad una crisi economica e ad una recessione mondiale che ricorda ben pochi precedenti.
Di chi è la colpa?
Della Finanza, quell’economia irreale che ha creato una grande bolla speculativa? Dell’eccessiva e veloce globalizzazione?


LA VOCE.INFO: “DAL TESORETTO A CAPORETTO”

di Tito Boeri e Pietro Garibaldi 07.01.2009

Se il Governo Prodi continuava a scoprire tesoretti, il nuovo governo sta facendo l’errore opposto. Nonostante il forte rallentamento della congiuntura, non ha aggiornato le previsioni sui conti pubblici e si trova ora costretto a motivare consistenti peggioramenti dei saldi. Per rassicurare i mercati occorrono trasparenza e chiare scelte di politica economica contro la recessione. Rimanere in mezzo al guado, tra la sponda del rigore e quella di una politica fiscale espansiva, è la peggiore soluzione possibile perché i conti si deteriorano senza migliorare le prospettive dell’economia.

Che ne è dei tesoretti della passata legislatura su cui si accapigliavano tutti? Che ne è di quelle entrate sempre superiori alle previsioni? Sono un lontano ricordo. Ora è l’epoca delle botti vuote, con saldi molto peggiori delle previsioni. Sbagliare i conti può servire forse a evitare l’assalto alla diligenza ma è un pessimo segnale ai mercati. Rischia di essere un autogol addirittura peggiore dell’invenzione del tesoretto. Vediamo perché.

LA TRASPARENZA: UN BENE PREZIOSO IN TEMPO DI CRISI

Soprattutto in tempi di crisi ci vorrebbe più trasparenza sull’andamento dei nostri conti pubblici. Serve a rassicurare i mercati, dunque a ridurre lo spread fra il rendimento dei nostri titoli di stato e quello sui Bund tedeschi. Ma il Governo ha scelto la strada della reticenza. Nonostante il forte deterioramento del quadro macroeconomico, non fornisce previsioni sull’andamento dei nostri conti pubblici da settembre. Questo fa apparire ogni dato di consuntivo molto peggiore di quanto sarebbe se si tenesse conto dell’andamento dell’economia.
Pensiamo ai dati del fabbisogno resi noti in questi giorni. Nella Nota di Aggiornamento al Dpef, si prevedeva per il 2008 un fabbisogno sia del settore statale che del settore pubblico (comprese amministrazioni locali, aziende municipalizzate, Inps, etc.) di 46,2 miliardi. Queste previsioni si basavano sulla di una stima di un’economia italiana in crescita, seppur di poco, nel 2008. Inevitabile che con l’entrata del nostro paese in recessione i saldi dovessero peggiorare. Ne abbiamo avuto conferma con i primi dati di consuntivo usciti in questi giorni, quelli sul fabbisogno. E’ più alto di quanto previsto a settembre di quasi sette miliardi. Una grossa parte, se non la totalità, di questa differenza, può essere spiegata con il peggioramento della congiuntura. Se si prendono per buone le ultime previsioni, quelle del Centro Studi Confindustria, il Pil nel 2008 potrebbe essere diminuito dello 0,5 per cento. Ipotizzando che ogni punto percentuale in meno di Pil faccia diminuire le entrate di un punto percentuale, il fabbisogno avrebbe dovuto solo per questo salire a quasi 51 miliardi. La spesa in Italia è molto meno reattiva al ciclo delle entrate, ma comunque aumenta durante le recessioni. Ipotizzando che un punto di pil in meno faccia aumentare la spesa primaria di mezzo punto percentuale, il fabbisogno sarebbe salito a 52,8 miliardi, addirittura 200 milioni in più del dato di consuntivo.

L’AFFANNOSA RICERCA DI SPIEGAZIONI

Non avendo aggiornato le previsioni, ora il Governo si trova invece a dover rassicurare i mercati rispetto a una variazione del fabbisogno di circa mezzo punto di Pil, a quella che appare come una vera e propria disfatta. Le spiegazioni fornite nel comunicato del ministero sono peraltro tutt’altro che convincenti. Fanno quasi tutte riferimento a eventi che si conoscevano già a settembre (abolizione totale ICI, mancato versamento straordinario di Fintecna) oppure agli effetti del decreto di fine novembre che è coperto, tant’è che non ha richiesto variazioni di bilancio e dei saldi della Finanziaria 2009 (vuole il Governo insinuare dubbi sulle coperture di quel provvedimento?). In realtà il peggioramento nei dati del fabbisogno rispetto alle stime di settembre è tutto nei dati di dicembre, mese in cui il fabbisogno scende sempre di molto (nel 2006 si ridusse di 20 miliardi, nel 2007 di 12 miliardi, nel 2008 di soli 3 miliardi, di veda il grafico qui sotto e il dubbio è che quest’andamento deludente sia dovuto agli acconti Irpef, Ires e Irap

In altre parole, la crisi in atto potrebbe aver spinto molte imprese e famiglie ad autoridursi l’acconto (cosa ammessa se si prevede che il reddito 2008 sia più basso di quello del 2007). Se così fosse, sarebbe un peggioramento dei conti interamente motivato dal ciclo. Quindi non tale da variare il dato più importante agli occhi degli investitori e della stessa Commissione Europea, quello relativo all’indebitamento al netto delle una tantum e depurato dagli effetti del ciclo. Perché in attesa di questi dati, il Governo non rende pubblici i dati sugli acconti di cui già dispone e, alla luce di questi, rivede o mantiene inalterate le sue stime sull’indebitamento? Al contrario del comunicato del Ministero, servirebbe a rassicurare i mercati.

MEGLIO NON STARE IN MEZZO AL GUADO

Più che di scelte precise di politica economica, il peggioramento in atto sembra perciò il frutto della crisi economica. Nonostante le richieste del G20 e i pressanti richiami del Fondo monetario internazionale, l’Italia non ha sin qui messo in atto una politica fiscale espansiva. Addirittura il decreto anti-crisi di fine novembre attua una contrazione fiscale. Allo stesso tempo, tuttavia, non possiamo sostenere che in Italia vi sia stata una politica fiscale davvero rigorosa. I meccanismi principali della spesa non sono stati riformati, nonostante il Governo abbia già approvato un quadro pluriennale di finanza pubblica. Sono state introdotte una serie di nuove imposte, come la Robin Tax, che hanno un gettito molto aleatorio. E sono stati varati un’infinità di micro provvedimenti (dal bonus famiglia alla social card, dall’intervento sui mutui alla detassazione dei premi di produttività, dalla deduzione dall’Ires di una quota Irap alla detassazione dei microprogetti di arredo urbano) anziché concentrare gli interventi su una o due misure ritenute prioritarie. Sarà così molto difficile monitorare l’andamento della spesa e tenerla sotto controllo.
Rimanere così, in mezzo al guado, senza decidere come impegnare le poche risorse disponibili non serve, come si è visto a migliorare i conti pubblici.  Non serve neanche a migliorare l’economia durante e, soprattutto, dopo la crisi. Dopo aver giustamente anticipato alla primavera la definizione dei cardini della manovra di politica economica, il Governo ha scelto la strada dell’inerzia. Ed è in forte ritardo anche sugli adempimenti previsti allora. In questi giorni anche la Germania ha annunciato un consistente pacchetto di stimolo fiscale: l’Italia sarà così l’unico grande paese europeo a rimanere fermo di fronte a una grande recessione. E’ un atteggiamento che rischia di lasciarci coi piedi a mollo per molto tempo, anche perché i meccanismi di formazione della spesa non sono stati in alcun modo modificati. Al Governo decisionista chiediamo ora di dire al Paese in modo chiaro dove si vuole andare con la politica economica. Stare in mezzo la guado durante la tempesta ci potrebbe fare affondare.

Per gentile concessione di www.lavoce.info