Per l’Italia la fase più marcata della recessione è alle spalle

February 4, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Indagini 

Il recupero sarà guidato dalle esportazioni, mentre il miglioramento della domanda interna prosegue a ritmi contenuti.

La fase più marcata delle recessione è ormai alle spalle. Gli ultimi dati del Pil evidenziano un recupero della domanda estera, mentre il miglioramento della domanda interna sarà più graduale. L’indice Isae relativo agli ordinativi e alla domanda estera mostra un sensibile miglioramento negli ultimi mesi, compatibile con una crescita delle esportazioni in termini reali dell’1,9% a/a nel 2010. Il recupero degli investimenti (-1,7% a/a nel 2010) sarà invece più lento a causa di un eccesso di capacità produttiva che rende le imprese caute sui nuovi piani d’ investimento. Anche il recupero dei consumi delle famiglie, oltre a quello degli investimenti fissi, sarà estremamente graduale. Dopo aver registrato un incremento ininterrotto fino a dicembre 2009, la fiducia dei consumatori ha subito nuovamente una battuta d’arresto a gennaio 2010: il dato incorpora la preoccupazione relativa ad un tasso di disoccupazione in crescita. Relativamente all’inflazione in Italia, così come in Europa, si assisterà nei prossimi mesi ad un’accelerazione dei prezzi al consumo a causa di effetti base negativi destinati a rientrare a partire dalla primavera. A causa della debolezza della domanda interna la dinamica inflattiva rimarrà contenuta (+1,2% l’inflazione italiana nel 2010; +1,1% in Area Euro) spingendo la Bce ad un solo rialzo dei tassi (+25p.b.) a fine 2010.


In Toscana i consumi privati e le esportazioni dovrebbero registrare nel 2010 performance relativamente migliori rispetto a quelle nazionali.

A conferma di ciò una migliore tenuta del mercato del lavoro ed un andamento delle esportazioni che per l’intero 2009 ha dimostrato un andamento relativamente migliore della media italiana. Le stime dell’Area Research&Intelligence di BMPS sono per un incremento del Pil nel 2010 dello 0,6% rispetto allo 0,7% nazionale.
Analizzando la serie storica del Pil del Triveneto l’area dimostra di avere una “marcia in più” nelle ripartenze dopo la crisi. Il suo tessuto prevalentemente industriale e la forte apertura al commercio estero rende l’area avvantaggiata dall’accelerazione della domanda estera. Le stime dell’Area Research&Intelligence sono per una crescita del Pil dell’1% a/a a fronte di un più 0,7% italiano. Secondo il sentiment sviluppato dall’area Research&Intelligence intervistando la rete di BMPS, qualche segnale di recupero a livello settoriale, sembra emergere dalla meccanica del Nord est, sebbene i segnali positivi siano ancora a “macchia di leopardo”.

Economia: la crisi spinge il 60 per cento delle famiglie a cambiare menù

September 4, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Borsa, economia, investimenti, soldi 

Questo blog parla di economia, finanza, borse, investimenti e altro.

I consumi a tavola restano al palo. Meno pane, carne, olio e vino. Bene pasta, latte, formaggi, yogurt e frutta. Ma le difficoltà economiche spingono il 60 per cento delle famiglie a cambiare menù.

Secondo un’indagine della Cia, condotta anche sulla base dei dati Ismea e Istat, conferma una situazione stagnante per gli acquisti alimentari: più 0,3 per cento nel primo semestre 2009. Anche le previsioni per l’intero anno parlano di un solo più 0.2 cento. Cresce la spesa negli hard-discount.

Le tavole degli italiani continuano a risentire della crisi economica. I consumi alimentari segnano una sostanziale stabilità, dovuta anche alla frenata della corsa dei prezzi. Nel primo semestre 2009 si è registrato, in quantità, un lieve aumento (più 0,3 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2008, quando, tuttavia, si era avuta una preoccupante caduta. Non certo più incoraggianti le previsioni per l’intero anno che parlano di una crescita di appena lo 0,2 per cento. Una situazione che ha spinto il 60 per cento delle famiglie a modificare il proprio menù, il 35 per cento a limitare gli acquisti, il 34 per cento ad optare per prodotti di qualità inferiore. E’ quanto si ricava da una ricerca della Cia-Confederazione italiana agricoltori condotta a livello territoriale e sulla base dei dati Ismea e Istat che sarà presentata in occasione della terza Conferenza economica che si terrà a Lecce il 2 e 3 ottobre prossimi.


Nel dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno -rileva la Cia- si hanno contrazioni nella domanda di derivati dei cereali (meno 2,8 per cento), dovute soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a tenere la pasta. Si registrano flessioni anche per la carne bovina (meno 2,6 per cento) e avicola (meno 3 per cento), per l’olio di oliva (meno 2,7 per cento) e per i vini e spumanti (meno 2,9 per cento). Da rilevare che tra quest’ultimi, alla buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola e di spumante. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina, salumi e ortaggi. Una domanda più vivace, invece, si è avuta per il latte e i derivati del latte (più 0,8 per cento), in particolare i formaggi e lo yogurt. In forte crescita, al contrario, i consumi di frutta che hanno segnato un più 4,8 per cento.
Per quanto riguarda le previsioni per l’intero 2009, la Cia -anche sulla base delle rilevazioni Ismea- evidenzia che i consumi dei prodotti agro-alimentari dovrebbero attestarsi, in quantità, sugli stessi livelli del 2008. Anche sul fronte della spesa non sono attesi particolari incrementi, grazie alla stabilità dei listini di cui sta godendo attualmente il mercato. Nel dettaglio, le voci che hanno registrato una flessione della domanda nel primo semestre, rimarranno in trend negativo, ma le contrazioni dovrebbero attenuarsi, mentre dovrebbe proseguire il buon andamento degli acquisti di prodotti ittici, frutta e agrumi e latte e derivati.
La spesa per generi alimentari e bevande -sottolinea al Cia- è attestata, sempre nel primo semestre 2009, su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nell’analogo periodo del 2007. Un risultato dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato il settore ( più 5,4 per cento). Un effetto -come rileva lo stesso Istat- che è stato, tuttavia, mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie. Infatti, la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40 per cento. In particolare, si attesta al 43,4 per cento per il pane, al 49,2 per cento per la pasta, al 55,7 per cento per la carne, al 58 per cento per il pesce e al 53,7 per cento per frutta e verdura.
E’ continuata ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6 del 2006, al 9,7 per cento del 2007, al 10,9 per cento del 2008, all’11 per cento nel primo semestre del 2009). Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1 per cento), soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (76,2 per cento) e per l’acquisto di pane (59,4 per cento). Il 17,2 per cento delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22 per cento nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22 per cento delle famiglie del Centro-Nord contro il 33,1 per cento del Mezzogiorno.
Sempre nei primi sei mesi del 2009, la spesa per generi alimentari e bevande ha rappresentato, in media, il 19,1 per cento di quella mensile totale ed è così ripartita: 3,2 per cento pane e cereali, 4,3 per cento carne, 1,6 per cento pesce, 2,7 per cento latte, formaggi e uova, 0,8 per cento oli e grassi, 3,4 per cento frutta, ortaggi e patate, 1,3 per cento zucchero, caffé e altri, 1,8 per cento bevande.

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Gli investimenti non sono deludenti.L’immobiliare tiene

August 19, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: mercato immobiliare 

Via: www.italcasa.com

L’immobiliare tiene. Gli investimenti non sono deludenti.

Conviene ancora investire nel mattone in tempi di crisi? E questa la domanda che si pongono milioni di italiani che, per necessità personale o per scelta d’investimento, si trovano a considerare l’ipotesi di un acquisto immobiliare.
Dal 13 maggio è disponibile sui sito dell’Agenzia del territorio la consueta nota trimestrale che parla dei volumi e delle caratteristiche delle compravendite immobiliari in Italia nel 10 trimestre del 2009 confrontati con quelli 2008.
Il primo dato che balza all’occhio dice che le transazioni complessive sono state 299.419, con un decremento riguardante il settore residenziale, che da solo ha fatto segnare 135.872 compravendite, del 18,7% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.
Nel settore terziario le transazioni sono state 3.449 con un -20,6%), in quello commerciale 8.723 (con un -23,9%), in quello produttivo 2.525 (con addirittura un -33,5%).
Il calo del mercato residenziale è stato più marcato nel Nord Italia ed è stato più marcato nei comuni non capoluogo contraendosi meno nei capoluoghi (-15,8%).
Nelle principali otto città la decrescita si è fermata a un – 13,8%.
Nel tradizionale rapporto immobiliare edito da Nomisma, oltre a confermare queste tendenze, si azzarda anche una previsione per l’anno in corso.
Ci sarà un’ulteriore riduzione del numero delle transazioni di abitazioni che dovrebbe però essere di portata inferiore a quella già vissuta.
Il calo sarà dell’8-10% e corrisponderà a un parallelo calo dei valori immobiliari pari al 7-8%..
Questi torneranno a una sostanziale stabilità nominale nel 2010.
Chi aveva sperato in una ripresa del mercato immobiliare americano, che solitamente funge da apripista per il resto del mondo, è rimasto deluso.
Gli housing start, cioè le aperture dei nuovi cantieri edilizi, sono crollati del 12,8% ad aprile raggiungendo il nuovo record negativo di 458.000 so base annua, cifra ben al di sotto delle attese di consensus (519.000), a causa soprattutto del tracollo delle costruzioni di abitazioni multifamiliari scese dcl 46,1% a 78.000 unità.
Meno negativi i dati riguardanti i permessi edilizi, calati del 3,3% a quota 494.000.


I prezzi delle case nelle prime 20 aree metropolitane hanno avuto a marzo una flessione del 2,2% confermando un calo ponderale annuale del 19,1% nel primo trimestre dell’anno.
Secondo gli esperti Usa il picco negativo, al quale seguirà una graduale ma costante inversione di tendenza, si avrà nel mese di giugno. Elementi importanti nel segno di un cauto ottimismo si colgono però dalle analisi delle principali agenzie immobiliari e di compravendita del nostro paese.
Innanzitutto si sta registrando un aumento della domanda di immobili a uso investimento causato da una fuga dal mercato finanziario.
Inoltre, se da un lato è vero che le banche sono diventate molto più rigide nel concedere mutui, è anche vero che gli effetti dell’ abbassamento del costo del denaro, tornato oggi ai livelli de] 2001, si faranno sentire sul mercato del credito tra alcuni mesi.
Per chi vuole comprare casa si apre oggi uno scenario potenzialmente interessante con la possibilità di spuntare prezzi convenienti.
Ci saranno presumibilmente trattative più serrate sui prezzi richiesti dai venditori i quali iniziano a capire che il mercato immobiliare ha imboccato una direzione diversa. Il risultato è che le trattative verranno condotte più da chi vuole comperare che da chi vuole vendere.
Inoltre l’ investimento nell’immobile risulta essere, statisticamente, ancora quello prediletto dagli italiani caratterizzandosi il mercato immobiliare come uno dei settori dell’economia reale con meno rischi.
Non esistono particolari controindicazioni nell’ investimento in immobili il quale, se confrontato con quello azionario, è oggettivamente in grado oggi di reggere la crisi.
Considerando la flessione dei prezzi in corso ,ì certamente consigliabile investire nell’immobile se si tratta di strutture con ubicazione e caratteristiche tali da determinare una rivalutazione nel tempo.
Non bisogna dimenticare che, se anche è possibile un’ azione speculativa di compravendita occasionale nel breve periodo, nel medio-lungo termine l’investimento immobiliare non ha mai deluso e ha sempre dato soddisfazioni.
Se invece si deve acquistare una casa per uso personale e, in particolar modo, se si ha un minimo capitale iniziale questo è il momento in cui bisogna avvicinarsi al mercato con fiducia perché si possono spuntare occasioni e trovare l’immobile più adatto alle proprie esigenze.
Da parte del venditore c’è una duplice situazione nella quale può trovarsi: se l’immobile è utilizzato o produce un reddito è consigliabile una certa attesa in funzione di una ripresa del mercato mentre, in caso contrario, è meglio lasciarsi alle spalle la logica della compravendita dei passati anni e accettare una nuova valutazione del proprio immobile per monetizzare e reinvestire.
Infine un aspetto indotto dalla crisi è stato l’allungamento dei tempi medi delle compra- vendite che oggi si attesta sui cinque-sei mesi, anche per le difficoltà di accesso al credito.
Anche da questo punto di vista c’è però da attendersi una stabilizzazione della situazione nel secondo semestre del 2009 grazie soprattutto alla politica monetaria espansiva della Bce.

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470 milioni di euro di finanziamenti a favore delle PMI

July 31, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: finanziamenti 

 

BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI (BEI) E INTESA SANPAOLO:
470 MILIONI DI EURO DI FINANZIAMENTI A FAVORE DELLE PMI,
DELLA RICERCA E DEL SOCIALE

 300 milioni di euro dedicati alle piccole e medie imprese;
 100 milioni destinati a imprese di media dimensione per investimenti
nei settori dell’energia e dell’ambiente ovvero della ricerca e sviluppo;
 50 milioni di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie nell’ambito del
progetto pilota a livello italiano “Risk Sharing Finance Facility”;
 20 milioni coordinati da Banca Prossima, per interventi principalmente
nell’ edilizia scolastica e nella sanità.
La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e il Gruppo Intesa
Sanpaolo
hanno definito oggi 4 nuovi accordi al fine di fornire finanziamenti a mediolungo
termine a imprese italiane
, per un importo complessivo pari a 470 milioni di euro.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito degli intensi rapporti già in essere tra BEI e Intesa
Sanpaolo ed è volta a rafforzare ulteriormente il supporto offerto al settore produttivo
italiano, a mitigare gli effetti della crisi finanziaria e contribuire all’avvio del processo di
ripresa.
All’interno del plafond di 470 milioni euro messi a disposizione dalla Bei sono state
individuate 4 aree di intervento che coinvolgeranno nello specifico alcune società del
Gruppo Intesa Sanpaolo. Oltre ai finanziamenti per le Piccole e Medie Imprese (PMI) –
che saranno curati da Mediocredito Italiano e Leasint – parte delle linee saranno messe a
disposizione del progetto “Risk Sharing Finance Facility”, parte a investimenti di medie
aziende per i loro programmi di risparmio energetico ovvero di ricerca e sviluppo, e infine
alcune linee saranno destinate a interventi nel terzo settore, grazie alla guida e
all’esperienza maturata in questo ambito da Banca Prossima.
Al sostegno delle PMI italiane saranno destinati 300 milioni di euro, con impiego di fondi
BEI per il finanziamento del 100% di progetti promossi dalle imprese a condizioni di
particolare favore, anche in applicazione delle nuove iniziative adottate dalla BEI per
contrastare la crisi economica. Le linee saranno finalizzate esclusivamente agli investimenti
delle PMI, con il coordinamento di Mediocredito Italiano – la società del Gruppo Intesa
Sanpaolo specializzata nel finanziamento a medio e lungo termine per le PMI – e Leasint, la
società di leasing del gruppo.
100 milioni di euro sono poi destinati al sostegno degli investimenti delle società italiane
di medie dimensioni (mid-caps) per investimenti nei settori dell’energia e dell’ambiente
ovvero della ricerca e sviluppo. In particolare, il contratto siglato oggi costituisce il
prolungamento dell’accordo di collaborazione tra BEI, Assolombarda e Intesa Sanpaolo, di
cui la prima quota (pari a 150 milioni di euro) è attualmente in corso di erogazione.


Ulteriori 50 milioni di euro sono stati previsti nell’ambito del progetto, voluto da BEI e
Intesa Sanpaolo, “Risk Sharing Finance Facility”: la prima iniziativa di questo genere
in Italia tra BEI e una banca commerciale che prevede un “progetto pilota” per 100 milioni
di euro, affidato a Mediocredito Italiano, di cui questo contratto costituisce una prima
tranche. Sviluppando le esperienze condotte negli scorsi anni da Banca Intesa e Sanpaolo
IMI nel finanziamento del settore, il progetto punta a stimolare gli investimenti per lo
sviluppo di nuove tecnologie e consentirà a BEI e Intesa Sanpaolo di condividere
l’esposizione creditizia verso le imprese impegnate in tali investimenti.
Infine a Banca Prossima, la banca del gruppo Intesa Sanpaolo specializzata in interventi
nel settore dell’impresa sociale e non-profit, saranno destinati 20 milioni di euro per il
supporto di iniziative nell’ambito dell’edilizia scolastica, della sanità, di programmi di
rinnovamento e sviluppo urbano, di tutela del patrimonio storico, culturale e naturale.
Nel corso dell’anno la collaborazione fra BEI e Intesa Sanpaolo è prevista rafforzarsi
ulteriormente con nuovi prestiti a sostegno di investimenti nel settore delle infrastrutture e
con la conferma degli impegni presi nel campo della ricerca e sviluppo.
Dario Scannapieco, Vice Presidente della BEI responsabile per le operazioni in Italia,
Malta e Balcani occidentali: “Siamo soddisfatti per questo complesso di finanziamenti, che
si inserisce in una lunga tradizione che BEI ha con Intesa Sanpaolo. Sottolineo in particolare
l’importanza dei nuovi prestiti secondo il modello “Risk sharing finance facility”, che ci
permette di condividere con Intesa Sanpaolo il rischio creditizio verso i beneficiari finali,
lasciando al gruppo bancario italiano la responsabilità dell’istruttoria: uno schema che non a
caso viene applicato per la prima volta nel nostro paese con un partner da noi conosciuto e
stimato”.
Gaetano Miccichè, responsabile Divisione Corporate e Investment Banking – Intesa
Sanpaolo: “Intesa Sanpaolo, è una delle principali banche “partner” della BEI sia per i
volumi di attività con oltre 10 miliardi di euro di finanziamenti fino ad ora erogati, sia per la
diversificazione dei settori di intervento a favore delle imprese italiane. Interventi i cui
obiettivi sono sempre l’internazionalizzazione e la crescita così come il sostegno a ricerca,
sviluppo e innovazione. Grazie ai nuovi accordi definiti oggi con la BEI – sulla base della
consolidata relazione con la nostra Direzione Financial Institutions – Intesa Sanpaolo mette
a disposizione ulteriori strumenti e risorse che potranno consentire al nostro tessuto
imprenditoriale di sfruttare tutte le opportunità che si possono presentare in periodi
particolarmente complessi come quello che stiamo vivendo”.

 

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