Antonio Valora nuovo responsabile della struttura corporate del Lazio di Montepaschi

Ad otto mesi dal lancio del progetto, positivo il bilancio della piattaforma che offre competenze specialistiche alle imprese del territorio
Antonio Valora è il nuovo responsabile della piattaforma corporate Lazio, la struttura creata da Banca Monte dei Paschi per valorizzare gli aspetti distintivi dell’economia del territorio. Valora, 43 anni romano, si è laureato in Economia alla Luiss. Dopo una breve esperienza in Alitalia, entra nel 1991 in Banca Antonveneta, dove assume incarichi di rilievo nella rete filiali, sviluppando significative conoscenze in ambito commerciale corporate.
Nel 2008, con l’ingresso di Banca Antonveneta nel Gruppo Montepaschi, Valora assume la responsabilità della direzione territoriale corporate Roma Centro per Banca Monte Paschi, alla luce delle esperienze maturate nel comparto imprenditoriale.
Ad otto mesi dal lancio del Progetto Corporate Lazio, il Gruppo Montepaschi conferma quindi la volontà di promuovere le diversità regionali in tema di produzione, consumo, investimenti, innovazione. La struttura ha saputo costruire un dialogo costante e produttivo con gli attori del territorio, partecipando attivamente alle dinamiche regionali, alla programmazione di accordi, alla stesura di intese.
Dal punto di vista operativo il team declina i prodotti targati Montepaschi secondo i tratti distintivi di un territorio dinamico e intraprendente, caratterizzato dalla presenza di importanti filiere nel settore dell’aerospaziale, farmaceutico, delle biotecnologie e dell’IT.
Studio economico sulle insolvenze aziendali
Presentato lo studio economico sulle insolvenze aziendali nel mondo, con un focus sul mercato italiano.
Analisi dell’assicuratore del credito Euler Hermes (gruppo Allianz)
- La ripresa economica mondiale è già sotto pressione: semplice rimbalzo o vera ripresa?
Quali conseguenze sulla sinistralità delle imprese?
- Il livello di Insolvenze aziendali dovrebbe rimanere elevato fino al 2011.
- Dai ritardi dei pagamenti alle procedure concorsuali. I fallimenti in Italia: trend e previsioni.
La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità. I Paesi che nella primavera del 2009 erano stati i principali motori della fase di rilancio non registreranno prevedibilmente una nuova accelerazione della loro crescita. All’orizzonte 2011 si profila addirittura un calo di attività sia nei Paesi asiatici emergenti che negli Stati Uniti, mentre la maggior parte dei Paesi sviluppati non è in grado di prendere in mano il testimone della ripresa. L’Europa, in particolare Eurolandia, continua ad arrancare, colpita da una crisi che persiste. E’ in questo contesto che le imprese rischiano di rimanere sotto pressione ancora per diversi trimestri, mentre il numero d’insolvenze aziendali in Europa resterà elevato fino al 2011, secondo l’ultimo studio di Euler Hermes, leader mondiale dell’assicurazione crediti.
La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità
Secondo l’analisi di Euler Hermes, il ritmo di crescita delle economie asiatiche non potrà proseguire fino al 2011 con la velocità impressionante registrata ancora nel primo trimestre 2010. Il progressivo sfumare degli effetti dei piani di rilancio e la graduale normalizzazione delle politiche monetarie dovrebbero indurre un rallentamento della crescita della regione di circa 1 punto del PIL nel 2011 (riportandola al 6,8% dopo il 7,7% del 2010), in forte sintonia con la frenata prevista per la Cina (8,5% nel 2011, dopo il 9,8% del 2010).
Allo stesso tempo, anche gli Stati Uniti, seconda locomotiva della ripresa economica mondiale, dovrebbero registrare una sensibile decelerazione (2,6% nel 2011, dopo il 3,1% del 2010), dovuta, in particolare, ai minori benefici apportati dalle misure di rilancio (concentrate nel periodo fine 2009-2010) e ad una ripresa insufficiente dell’occupazione nel settore privato. In totale, Euler Hermes calcola che la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 3,3% nel 2010, rallentando poi fino a raggiungere il 2,9% nel 2011. La flessione sarebbe in proporzione più marcata nei Paesi dell’OCSE (+2,1% nel 2010 e +1,8% nel 2011) che negli altri (+5,6% nel 2010 e +5,1% nel 2011). Il commercio mondiale avrà un trend abbastanza simile, passando da una crescita in volume dell’11% nel 2010 a +8% nel 2011.
L’Europa, unica regione del mondo colpita dalla crisi in modo persistente, registrerà una crescita economica della zona euro inferiore all’1% nel 2010 e 2011.
Per la zona euro, le prospettive di crescita della domanda interna sono globalmente nulle nel 2010 e molto modeste per il 2011. In media annua, nel 2010 i consumi delle famiglie resteranno in negativo (-0,2%) e saranno molto modesti nel 2011 (0,5%), in particolare a causa dell’andamento poco favorevole dell’occupazione, della moderazione salariale e delle misure annunciate o attese di austerità dei conti pubblici. Dopo una flessione consistente nel 2009, gli investimenti ritorneranno di segno positivo solo nel 2011 (1,2% dopo il -3% nel 2010) sia nel settore edile che in quello degli investimenti produttivi.
Questa revisione al ribasso delle prospettive economiche europee è essenzialmente figlia del consolidamento di bilancio avviato a tappe forzate in molti Paesi a partire da maggio e giugno, nel solco della crisi del debito sovrano greco. “ I piani di rientro annunciati traducono un sforzo immenso che rischia di frenare in modo significativo il ritmo della ripresa europea, soprattutto nel 2011 », sottolinea Karine Berger, Direttrice Mercati e Marketing e Chief Economist di Euler Hermes.
Le imprese rimarranno sotto pressione e il livello di insolvenze aziendali resterà elevato fino al 2011
L’Indice Globale delle Insolvenze aziendali di Euler Hermes ha registrato un doppio record nel 2009: quello del volume, il più alto della serie iniziata nel 1995, e quello del tasso annuo di aumento (+29%) per il secondo anno consecutivo. Alla fine, il bilancio delle insolvenze 2009 per alcuni Paesi è il più consistente da quindici anni a questa parte (per Stati Uniti, Regno Unito, Francia o Finlandia) e soprattutto ha raggiunto livelli storici in molti Paesi (Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Austria, Danimarca, Irlanda, Portogallo e Paesi Baltici).
Il risanamento progressivo dell’economia mondiale, malgrado un ritmo di crescita meno vigoroso nel 2011, dovrebbe coincidere globalmente con un calo del volume dei fallimenti aziendali nel mondo, che comunque si annuncia moderato (-3% nel 2010 e -5% nel 2011) rispetto agli aumenti storici registrati nel 2008 e 2009. Soprattutto, si manifesterà in modo eterogeneo, come del resto anche la ripresa economica dei vari Paesi. Le insolvenze aziendali dovrebbero dunque calare sensibilmente nella regione Asia-Pacifico (-9% nel 2010) e, dopo un biennio di forte crescita, negli Stati Uniti (-10%). Viceversa, aumenteranno nuovamente in molti Paesi europei, in particolare dell’Europa del sud: Spagna (+10%), Grecia (+25%), Italia (+ 14%), Portogallo (+5%). In Germania (+1%), Francia (+2%), Austria (+5%), Irlanda (+9%) non si prevede un calo dei livelli medi annui di insolvenze aziendali prima del 2011.
ITALIA
“ I mancati pagamenti da inizio anno recuperano il saldo negativo della crisi (- 35,2% a maggio 2010) mentre gli importi medi, pur migliorando (- 19,8% a maggio 2010), recuperano solo parzialmente”, dichiara Massimo Falcioni, Direttore Centrale Euler Hermes SIAC. “Tra i settori merceologici l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero e la carta presentano un recupero importante sia sulla frequenza dei mancati pagamenti che nella severità degli importi medi. Ancora segnali di difficoltà invece nella siderurgia e nell’energia”. Entrando nello spaccato regionale Falcioni afferma: “Campania, Puglia e Calabria le regioni che recuperano rispetto ai livelli pre-crisi mentre la Sardegna mostra uno scenario in peggioramento. In tutte le altre regioni si evidenziano trend di ripresa che non consentono il recupero rispetto ai valori del 2007”.
Proseguendo la sua analisi anche sui mercati Export verso i quali le imprese italiane si rivolgono, Falcioni afferma: “ L’export italiano ha mostrato segnali di recupero ma con variazioni più contenute. I segnali positivi provengono da un maggior numero di settori quali l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero, la carta, il cuoio e pellame, l’edilizia, mobili e arredamento. Si confermano con trend negativi la siderurgia e l’energia”.
Boom del microcredito in Italia

Volumi quintuplicati per il microcredito tra 2007 e 2009 secondo una ricerca di Ritmi e Fondazione Giordano dell’Amore- Banca Etica è uno dei soggetti più attivi nel panorama nazionale.
I microcrediti erogati in Italia sono quintuplicati negli ultimi 2 anni. E’ quanto emerge da una ricerca realizzata da RITMI (Rete Italiana di Microfinanza) con la collaborazione della Fondazione Giordano Dell’Amore. Lo studio – che fa parte di un’indagine Europee realizzata ogni 2 anni dall’European Microfinance Network – è stato presentato alla Camera di Deputati lo scorso 30 giugno.
I dati mostrano che il microcredito in Italia ha grandi potenzialità come strumento di inclusione sociale e di lotta alla povertà, ma fino a oggi esso si è sviluppato in assenza di una cornice normativa adeguata. Solo il 10 giugno scorso il Consiglio dei Ministri ha inviato alle Camere un decreto legislativo per la riforma del TUB (Testo Unico Bancario) che contiene anche una norma sul microcredito.
«Accogliamo con favore la proposta di regolamentare, finalmente, anche in Italia il microcredito – spiega Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica – anche se dobbiamo constatare che l’integrazione del Testo Unico Bancario proposta dal Governo si limita a normare l’esistente, senza prevedere forme di sostegno e incentivi per il microcredito, che pure è riconosciuto dalla UE come uno strumento indispensabile per la lotta alla povertà e per l’inclusione sociale. L’Italia – prosegue Biggeri – è il paese che in Europa ha tra i più alti tassi di esclusione finanziaria anche tra i lavoratori dipendenti, di cui il 10% non ha un conto bancario».
Banca Etica è uno dei soggetti tra i più impegnati nell’erogazione di microcrediti in Italia: nel 2009 ha erogato 143 microcrediti socio-assitenziali per un importo complessivo di 619mila euro e 24 microcrediti imprenditoriali per un importo complessivo di 306mila euro. Attraverso la sua Fondazione Culturale Banca Etica aderisce a RITMI (Rete Italiana MIcro finanza) e ha partecipato alle consultazioni indette dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla bozza del decreto legislativo. «In quel contesto – prosegue Biggeri – abbiamo sostenuto, sulla base della nostra esperienza, l’importanza di riconoscere i due tipi di microcredito: quello finalizzato all’occupazione e allo start-up di piccole imprese individuali, ma anche quello socio-assistenziale per far fronte alle difficoltà economiche delle fasce sociali deboli. Vediamo però che il testo del governo – pur riconoscendo l’esistenza del microcredito assistenziale – lo ritiene residuale e di minore impatto: una scelta che ci appare poco lungimirante nell’attuale fase di perdita di potere di acquisto delle famiglie, e di crescente disoccupazione».
Banca Etica ha invece accolto con grande favore la scelta di inserire nel testo del Governo il riconoscimento dell’importanza dei “servizi ausiliari di assistenza”, che caratterizzano le attività del microcredito: l’ascolto delle persone in difficoltà per aiutarle a uscire dalla crisi ed entrare in una condizione economica sostenibile e dignitosa e l’accompagnamento nella nascita di nuove attività economiche. «Continueremo a tenere sotto osservazione i lavori e ci rapporteremo col Parlamento che dovrà analizzare e dare il parere sul testo del Governo. Anche per questo siamo tra i promotori dell’iniziativa del 30 giugno alla Sala della Mercede della Camera, alla quale interverranno i Deputati che nella presente Legislatura hanno presentato proposte di legge sul microcredito e componenti delle Commissioni Finanze di Camera e Senato», conclude Biggeri.
Banche: firmato accordo ABI-Sindacati sulle libertà sindacali
ABI e Sindacati hanno firmato oggi a Roma il nuovo accordo in materia di libertà sindacali, al termine di un lungo negoziato avviato nei mesi scorsi.
L’accordo – concluso in coincidenza con il 40° anniversario dello Statuto dei Lavoratori – costituisce una prima fase del percorso di rinnovo del contratto nazionale di lavoro che scadrà il 31 dicembre 2010 e coglie l’obiettivo di razionalizzare e qualificare lo svolgimento dell’attività
sindacale, riconoscendo in maggior misura rispetto al passato il grado di rappresentatività di ciascun sindacato.
ABI ritiene, infatti, che una corretta dinamica delle relazioni sindacali ad ogni livello non possa prescindere dall’effettivo riconoscimento del peso delle forze in campo, soprattutto in una fase così delicata per la situazione economica e sociale del Paese e per il sistema bancario che richiede
capacità di governare al meglio i grandi cambiamenti organizzativi e produttivi in atto.
In particolare, vengono regolati secondo questi criteri l’attività sindacale a livello aziendale, di gruppo e sul territorio.
