Agricoltura e scudo fiscale

Agricoltura e scudo fiscale
Il governo ha presentato un emendamento al disegno di Legge Finanziaria che prevede un primo stanziamento di 51,9 milioni di euro per il 2010 e 16,7 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2011 e 2012 a favore del Fondo di solidarietà nazionale.
Confagricoltura – anche se l’importo definito non copre le esigenze del pregresso e potrebbe essere insufficiente per le coperture assicurative agevolate per il ristoro dei danni dovuti alle calamità naturali – ha apprezzato la proposta governativa che accoglie (anche se parzialmente) la richiesta sollecitata dall’Organizzazione.
Confagricoltura guarda con interesse anche alle anticipazioni emerse in queste ore in merito all’utilizzo dei fondi dello scudo fiscale per interventi in campo agricolo. “Le esigenze non mancano” – commenta Palazzo della Valle – mentre attende ora di conoscere se e come il governo vorrà concretamente formulare proposte in tal senso, nonché l’entità degli ulteriori stanziamenti.
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Rilanciare l’agricoltura per sollevare l’economia del paese

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MEZZOGIORNO: FEDERICO VECCHIONI (CONFAGRICOLTURA), “RILANCIARE L’AGRICOLTURA PER SOLLEVARE L’ECONOMIA DEL PAESE”
“Se la questione meridionale è ormai questione nazionale, anche la questione agraria meridionale deve diventare questione agraria nazionale: dobbiamo investire di più specificatamente nel sistema agricolo meridionale come componente essenziale per risollevare l’economia del Paese”. Lo ha detto il presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni, intervenendo a Bari al convegno organizzato dal PDL.
Vecchioni ha ricordato che il settore primario ha sempre avuto notevole importanza per l’economia del Mezzogiorno. La produzione agricola italiana deriva per un terzo circa dalle regioni del Sud (15-16 miliardi di euro su 45) e così e la proporzione del valore aggiunto (11 miliardi su 28 complessivi). Oggi l’agricoltura, al Sud, incide sulla ricchezza prodotta in misura più che doppia rispetto al Centro Nord: il 3,4% sul valore aggiunto totale delle regioni meridionali e l’1,6% in quelle del Centro Nord.
“Dati che si riflettono sull’occupazione – sottolinea il presidente di Confagricoltura -: le unità di lavoro impegnate in agricoltura quasi il 9% del totale; al Centro Nord la quota non arriva al 4%”.
Da alcuni anni la produzione ed il valore aggiunto agricoli delle regioni meridionali sono in costante calo, con una tendenza strutturale che non può non preoccupare. “Fortunatamente c’è stata una positiva inversione di tendenza e nel 2008 il tasso di crescita del valore aggiunto agricolo è stato più o meno uguale sia nel Centro Nord che nel Mezzogiorno – mette in evidenza Federico Vecchioni -. E non vanno dimenticate le buone perfomance sui mercati esteri.”
Nel 2008 l’export agricolo è aumentato di quasi il 10%, quattro volte di più di quanto sia cresciuto nel Centro Nord. Ed è anche aumentato l’export verso i Paesi Mediterranei.
“L’area di libero scambio che si perfezionerà con l’Ue il prossimo anno – ha detto Vecchioni – potrebbe, dunque, tradursi in un’opportunità più che in un rischio per l’agricoltura del nostro Mezzogiorno.”
Il presidente di Confagricoltura è convinto che questi segnali positivi siano merito essenzialmente del sistema imprenditoriale che, in una situazione di carenza infrastrutturale e di diffuso disagio sociale, dovuto anche alla malavita organizzata, è stato il vero protagonista della tenuta di questo territorio”
“Si punti dunque sull’agricoltura – ha detto Vecchioni – a partire dai prossimi provvedimenti della Finanziaria per ridare slancio all’economia del Mezzogiorno e di tutto il Paese. Il nostro è un settore strategico che ha bisogno una strategia di largo respiro che coinvolga l’intero governo e di non di interventi parcellizzati.”
In questo senso vanno incentivati gli investimenti (nel Sud Italia gli investimenti in agricoltura tra il 2001 ed il 2007 sono calati del 6%, al Centro Nord sono invece sono aumentati del 15%). Anche per aumentare la produttività del lavoro che è inferiore a quella del Centro Nord (18,6 mila euro per unità di lavoro contro 25,1 mila euro) e che cresce a tassi molto bassi.
Un fondo nazionale anticrisi per l’agricoltura
Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi
IL PROGETTO PRESENTATO IN EMILIA-ROMAGNA DAL PRESIDENTE VECCHIONI INTERVENENDO SUL CROLLO DEL MERCATO DI PESCHE E NETTARINE
Un fondo nazionale anticrisi per l’agricoltura italiana firmato Confagricoltura. L’annuncio è stato dato dal presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in occasione di un incontro con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni sulla grave crisi in cui versa il comparto delle pesche e nettarine.
“Non chiediamo aiuti, ma una politica che ci alleggerisca dai vincoli burocratici e confermi il peso dell’ agricoltura nelle scelte economiche e politiche del Paese”, ha detto il presidente Vecchioni.
L’obiettivo del fondo nazionale anti-crisi, annunciato oggi e di cui Confagricoltura intende verificare la fattibilità entro l’estate, è diventare un volano continuo di risorse pronte ad essere attivate di fronte all’emergenza di qualsiasi comparto agricolo.
“L’idea di Confagricoltura è costituire un fondo privato che avrà come protagonisti imprese e soggetti finanziari. Alla politica chiediamo solo gli strumenti per competere ad armi pari con la concorrenza internazionale”, ha sottolineato il presidente di Confagricoltura.
Relativamente al mercato delle pesche e nettarine – duramente colpito da sovrapproduzione rispetto alla domanda nazionale ed estera (dal primo giugno le quotazioni si sono ridotte tra il 42 e il 53% a seconda della tipologia di prodotto) – Confagricoltura reagisce lanciando alcune proposte concrete a partire dall’Emilia-Romagna, regione al primo posto a livello nazionale nel settore con il 35% della produzione nazionale di pesche e nettarine. Nell’incontro con il presidente della Regione Errani il numero uno di Confagricoltura, Vecchioni, ha presentato una serie di proposte elaborate in collaborazione con Confagricoltura Emilia-Romagna.
Le proposte
CONFAGRICOLTURA propone le seguenti contromisure da attuare subito per poter riequilibrare in maniera strutturale il comparto:
favorire le operazioni di ritiro da parte delle Organizzazioni di Produttori nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi anche per l’utilizzo a fini energetici;
prevedere un aiuto di Stato de minimis di 700 euro/ha sino al livello massimo consentito;
prevedere una collocazione immediata della produzione tramite accordi con la Grande Distribuzione Organizzata, che oggi veicola il 52% di frutta fresca, incentivando la vendita del prodotto – a condizioni concordate tra rappresentanze degli agricoltori e della GDO – in maniera da consentire uno smaltimento rapido del prodotto sul modello di accordo sottoscritto in Emilia-Romagna dall’assessorato all’Agricoltura e la GDO.
In prospettiva occorre:
procedere ad una reale riduzione degli oneri contribuitivi e fiscali a carico delle imprese agricole datoriali di lavoro;
assicurare le risorse per il finanziamento dell’assicurazione agevolata tramite il Fondo di Solidarietà Nazionale;
investire in promozione per incentivare i consumi interni e la domanda estera;
prevedere nell’ambito della politica agricola comunitaria una strumentazione adeguata per fronteggiare le crisi ormai sempre più ricorrenti in una situazione di instabilità dei mercati;
favorire la ricerca e gli investimenti anche in impianti ed attrezzature per variare l’offerta in termini di varietà e di calendari ma anche per aumentare la durata del prodotto ampliando il periodo di offerta;
incentivare la programmazione delle produzioni e la diversificazione dei prodotti finali.
“L’impegno è quello di superare il momento difficile – ha detto Vecchioni – ma senza dimenticare che la soluzione a questi problemi è strutturale e passa anche attraverso una migliore organizzazione dell’offerta ed una più incisiva azione sui mercati italiani ed esteri incentivando la domanda”. Pena un’inevitabile declino delle produzioni e del comparto.
Dati-chiave
L’Italia è il secondo produttore mondiale di pesche e di nettarine dopo la Cina che da sola copre il 46% dell’offerta mondiale. Quattro sono i Paesi che superano il milione di tonnellate di produzione – Cina, Italia, Spagna e Usa – e che, da soli, rappresentano quasi il 70% della produzione mondiale.
Le previsioni di produzione a livello europeo per il 2009 vedono un aumento generalizzato rispetto all’anno precedente delle produzioni di pesche e nettarine. In particolare l’aumento medio di produzione è del 4% tra il 2009 ed il 2008 ed il 6% tra il 2009 e la media 2003-2007. Inoltre, il particolare cambiamento climatico registrato nei mesi scorsi ha determinato un ritardo dei raccolti che si sono sovrapposti creando una congestione dell’offerta.
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