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In arrivo riduzione dei controlli per le PMI

Si prevedono, a breve, imponenti riduzioni dei controlli fiscali sulle piccole e medie imprese. A conferma di ciò ci sono le recenti dichiarazioni di Attilio Befera , direttore dell’Agenzia delle Entrate , che ha preso la tendenza di inviare le proprie comunicazioni ai dipendenti per rendere nota la propria posizione rispetto alla politica dell’Agenzia. Alcuni mesi fa , Attilio Befera , aveva sollecitato gli operatori dell’Agenzia delle Entrate ad un maggiore rispetto delle imprese , pur nell’esercizio fondamentale dei loro doveri di funzionari pubblici, ed evitare , così, di sottoporre ad eccessiva pressione le piccole imprese,con tante ed inutili richieste all’Erario. La finalità principale per il 2010, è quello di far rientrare nelle casse dello Stato circa 10,6 miliardi di euro dai controlli anti-evasione fiscale, ma tuttavia si reputa che sia bisognosa una maggiore qualità degli interventi. A quanto sembra, quindi, la quantità dei controlli sulle imprese diminuirà del 15%. Da ciò si può dedurre che i controlli in meno saranno intorno a 45mila, da 221.831 a 177.340. Della riduzione in questione ne beneficeranno i lavoratori autonomi, i professionisti ed i piccoli imprenditori. Con tale provvedimento , l’Agenzie delle Entrate vuole scongiurare tutte le cause di lieve rilievo.


ROTTAMAZIONE: CHI CI GUADAGNA?

ROTTAMAZIONE: CHI CI GUADAGNA?

di Paolo Manasse per LA VOCE.INFO

Il governo vara il piano di aiuti al settore automobilistico: circa 750 milioni. Ma un sussidio comporta uno spreco di risorse perché il prezzo pagato dal consumatore diventa inferiore al costo che la società sostiene per produrre il bene. Inoltre, se aumentano gli acquisti di auto diminuiscono quelli di altri beni. E i settori penalizzati si sentirebbero autorizzati ad avanzare richieste simili. In una rincorsa all’aiuto di Stato i cui effetti si neutralizzerebbero a vicenda e che potrebbe compromettere la sostenibilità del debito pubblico.
Dopo il crollo delle vendite di automobili registrato a gennaio (-32,6 per cento su base annua), anche il nostro governo, come quelli di Usa, Francia e Germania, sta predisponendo un piano di aiuti al settore. Si tratterebbe di circa 750 milioni di euro, destinati a finanziare un bonus-rottamazione di 1.000 o 2.000 euro per ciascuno acquisto, a seconda delle emissioni inquinanti dell’auto. L’obiettivo: arginare la perdita di posti di lavoro nel settore (300mila posti a rischio, a detta della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia).

COSTI E BENEFICI DELL’AIUTO

Secondo il Centro Studi Promotor (Csp) di Bologna, l’operazione avverrebbe a costo zero: “(…) con l’erogazione di 1.500 euro per ogni acquisto (…) si può stimare che le persone che usufruiranno degli incentivi nel 2009 saranno 500mila di cui 300mila (…) gli acquisti indotti dal sussidio (…). Si può ipotizzare che le vetture acquistate in più abbiano un prezzo medio di 15mila euro e siano di conseguenza gravate di Iva mediamente per 2.500 euro. Ne consegue (…) che il maggior introito per l’Erario sarà pari al numero delle auto acquistate in più (300mila) moltiplicato per l’Iva media (2.500 euro)”. Cioè proprio i 750 milioni dell’esborso previsto.(1)
La teoria microeconomica suggerisce che un sussidio produce alcuni effetti sul settore interessato: 1. riduce il prezzo pagato dai consumatori, accrescendone la domanda; 2. aumenta il prezzo percepito dalle imprese produttrici, la quantità offerta e i profitti; 3. genera un esborso di denaro pubblico pari al sussidio unitario moltiplicato per le vendite. La cosa interessante è che quanto pagato dallo Stato eccede quanto ottenuto da consumatori e imprese. Un sussidio comporta cioè uno spreco di risorse (una “perdita secca”), e questo perché il sussidio fa sì che il prezzo pagato dal consumatore, che misura quanto egli valuti il bene, diventi inferiore al costo che la società sostiene per produrlo: la società utilizza in modo inefficiente le risorse. Dobbiamo poi tener conto anche di altre ripercussioni di carattere generale: 4.il sussidio genera nuovo gettito, dagli extra-profitti e dalle nuove vendite; 5. la domanda di altri beni durevoli cade: si comprano meno tv al plasma o lavatrici, e dunque cadono le entrate tributarie da queste fonti; 6. si riduce la domanda futura di auto perché il sussidio è temporaneo; 7. le lobby di altri settori hanno buone ragioni per battere cassa col governo, dichiarandosi altrettanto meritevoli nonché danneggiate.

SI APRE UN VASO DI PANDORA

Qual è, approssimativamente, l’ordine delle grandezze in gioco? Supponiamo che, a causa di capacità in eccesso, le imprese siano in grado di aumentare la produzione senza incorrere in aumenti di costo, e prendiamo per buone le previsioni, temo ottimistiche, del Csp circa l’aumento delle vendite ottenute da bonus (medio) di 1500 euro, le 300mila unità. Si ottiene che il sussidio comporta un onere diretto di 600 milioni e beneficia gli acquirenti di nuove auto per 420 milioni. (2)
Aggiungiamo poi le entrate addizionali dell’Iva sulle auto acquistate in più, e deduciamo le minori entrate fiscali sul minor consumo degli altri beni, in particolare quelli durevoli. La letteratura suggerisce che per ogni 100 euro di maggior spesa per un’auto di piccola-media cilindrata, se ne spendano tra i 25 e i 90 in meno per tutti gli altri beni, a cominciare da lavatrici, hi-fi e così via. (3)Nel primo caso, poco plausibile a causa della crisi e della restrizione del credito al consumo, gli oneri per il bilancio sarebbero bassi, 15 milioni, e la società ne trarrebbe un “guadagno netto” di 405 milioni (= 420 dei consumatori -15 di oneri per lo Stato). Nel secondo caso, temo molto più verosimile, gli oneri per il bilancio sarebbero ingenti, 522 milioni di euro, e la società avrebbe una perdita secca per 102 milioni di euro (522-420).
Resta poi l’argomento “strategico” che non sussidiare il settore automobilistico quando tutti gli altri paesi lo fanno danneggerebbe la nostra economia. Èlo stesso identico argomento usato per sostenere il protezionismo, e richiederebbe molto spazio. In breve, sprecare le risorse pubbliche non è consigliabile neppure se gli altri paesi lo fanno. Infine, il problema forse più serio del sussidio alla rottamazione (tralascio congestione, inquinamento acustico e dell’aria) è questo: con la misura si apre il vaso di pandora della corsa agli aiuti settoriali di Stato. Aiuti i cui effetti si neutralizzerebbero a vicenda, e che potrebbero compromettere, questi sì, la sostenibilità del debito pubblico.

(1) http://www.tgcom.mediaset.it/tgfin/articoli/articolo440073.shtml
(2)Per i dettagli dei conti si veda il mio blog.
(3) Si veda Berry, Levinsohn e Pakes, “Automobile Prices in Market Equilibrium”, Econometrica, 1995, pp. 841-890.


Eni avvia due nuovi progetti nel Golfo del Messico statunitense

I due progetti riguardano la Fase II del giacimento Longhorn e lo sviluppo del giacimento Appaloosa, situati offshore nell’area centrale del Mississippi Canyon (MC), a circa 100 km delle coste della Louisiana. L’area del Mississippi Canyon comprende anche la piattaforma Corral operata da Eni, precedentemente conosciuta come piattaforma Crystal, e il giacimento stesso di Longhorn, attualmente in fase di sviluppo.

San Donato Milanese (Milano) – Eni ha avviato due nuovi progetti di sviluppo nella parte statunitense del Golfo del Messico (Greater Longhorn Area). I due progetti riguardano la Fase II del giacimento Longhorn e lo sviluppo del giacimento Appaloosa, situati offshore nell’area centrale del Mississippi Canyon (MC), a circa 100 km delle coste della Louisiana. L’area del Mississippi Canyon comprende anche la piattaforma Corral operata da Eni, precedentemente conosciuta come piattaforma Crystal, e il giacimento stesso di Longhorn, attualmente in fase di sviluppo.

Lo sviluppo della Fase II del giacimento Longhorn, avviato lo scorso dicembre con un investimento pari a circa 113 milioni di dollari, si avvale di un pozzo sottomarino aggiuntivo collegato alla piattaforma Corral. Il picco di produzione è stimato tra gli 850 mila e 1,415 milioni circa di metri cubi di gas al giorno. Il progetto di sviluppo a gas di Longhorn, operato da Eni con una quota del 75% (Nexen è l’altro partner con il 25%) è situato nei blocchi MC 502 e 546 a una profondità d’acqua di oltre 700 metri. L’avvio della produzione di Longhorn è previsto nel luglio 2009.

Il giacimento adiacente di Appaloosa (100% Eni) consiste dei blocchi MC 459, 460 e di una porzione dei blocchi MC 503 e 504, ed è situato a una profondità d’acqua di oltre 850 metri. L’investimento previsto per lo sviluppo di Appaloosa, avviato anch’esso nel dicembre 2008, è di oltre 228 milioni di dollari. La capacità di trattamento del petrolio della piattaforma Corral sarà inoltre ampliata per accogliere il first oil di Appaloosa, atteso per il gennaio 2010 con un picco di produzione di 7.500 barili di petrolio al giorno.

Questi due nuovi progetti offriranno a Eni un’ulteriore opportunità per aumentare la propria produzione e rafforzarne la presenza nell’area del Mississippi Canyon. La piattaforma Corral, operata da Eni, diverrà a sua volta un importante hub di trattamento di petrolio e gas ai confini dello Shelf del Golfo del Messico, con la creazione di ulteriori sinergie per la Greater Longhorn Area grazie a una campagna di sviluppo prevista per la seconda metà del 2009. Il potenziale della Greater Longhorn Area, in termini di riserve e risorse esplorative, è stimato in circa 100 milioni di barili di olio equivalente.

Negli Stati Uniti d’America, Eni è presente nel Golfo del Messico con licenze di esplorazione e produzione in 403 blocchi ed è tra i principali produttori di idrocarburi con una capacità netta che supera i 100.000 barili di olio equivalente (il 60% dei quali è operato). Eni è inoltre presente in Alaska, dove possiede 173 licenze nel North Slope ed è operatore del campo di Nikaitchuq, in fase avanzata di sviluppo.


Cresce la volonta di collaborazione tra le industrie aeronautiche e spaziali italiane e francesi

In programma una serie di incontri a Torino, Roma e Napoli dal 18 al 20 marzo 2009. Per migliorare la collaborazione tra l’industria aerospaziale italiana e francese, i Servizi Commerciali Francesi a Milano (Ubifrance) e il Ministero dello Sviluppo Economico Italiano, organizzano in collaborazione con l’Associazione Italiana dell’Industria Aerospaziale e della Difesa (AIAD) e al Groupement des Industries Françaises Aeronautiques et Spatiales (GIFAS), un Roadshow il 18-19 e 20 marzo 2009. L’evento toccherà le città di Torino, Roma e Napoli durante il quale una delegazione di imprese transalpine aerospaziali incontreranno i grandi gruppi e le PMI italiane del settore.
Partecipano all’evento le più importanti realtà italiane del settore come ThalesAlenia Space, Alenia Aeronautica, Avio Group, Alenia Aermacchi, AgustaWestland, Finmeccanica, Piaggio Aero Industrie, Selex,.. ma anche molte PMI rappresentative dei distretti aeronautici di Torino, Varese, del Lazio (FILAS), della Campania e della Puglia.

L’iniziativa coinvolge anche dal lato francese il consorzio SPHERIS, i cluster ASTECH e AEROSPACE VALLEE, e sul fronte italiano il CIRA (Centro Italiano della Ricerca Aerospaziale).

La collaborazione tra Francia e Italia è già intensa su numerosi programmi aeronautici e spaziali come l’ATR, i modelli Falcon della Dassault, il lanciatore aerospaziale Arianne,….

Tuttavia l’Italia non partecipa al programma Airbus, senz’altro uno dei programmi faro dell’industria aeronautica europea e in qualche modo questa situazione ha ridotto le occasioni per gli operatori francesi ed italiani di approfondire le loro conoscenze reciproche e di sviluppare collaborazioni industriali.

Oggi, in un’ottica di miglioramento della propria competitività sui mercati internazionali, l’industria italiana quarta per importanza nella graduatoria europea del settore aeronautico e spaziale, e l’industria francese (prima a livello europeo) hanno la necessità di unire le loro competenze: per le imprese più importanti, si tratta di far fronte agli impegni finanziari colossali tipici dei programmi aeronautici e spaziali, per le imprese più piccole, dell’opportunità di accrescere la propria capacità a mettere in campo competenze di alto livello.

La delegazione francese parteciperà a Roma il 19 marzo al Salone SAT Expo Europe 2009.