Materie prime per gli impianti fotovoltaici a rischio d’estinzione?

Da uno studio dello Stockholm Environment Institute emergono notizie non esattamente confortanti per quanto riguarda il futuro delle energie rinnovabili e in particolare del fotovoltaico.Infatti, se la costante reperibilità delle loro fonti, siano esse il vento o i raggi solari, è teoricamente indubbia, non si può dire lo stesso per le materie prime che compongono le strutture di cui sono fatti gli impianti. Dunque, in un avvenire nemmeno tanto lontano assemblare le turbine o i pannelli fotovoltaici potrebbe diventare problematico.
A proposito di questi ultimi, il rischio riguarda l’indio nonché il tellurio, elementi indispensabili per la loro realizzazione, in possibile deficit, considerate le riserve attuali, il futuro impatto ambientale e eventuali beghe commerciali, a partire dal 2020. Neppure per il neodimio, necessario per l’eolico, c’è da stare troppo sereni: scarseggerà anch’esso tra otto anni, ma nel 2035 sarà davvero difficile procurarselo. Il cobalto e il litio, utili per le batterie delle automobili elettriche, sono a loro volta minacciati di esaurimento, ma in misura minore.
La disponibilità a lungo termine di un bene prezioso ma non sempre alla portata di tutti come l’acqua, per altri versi, è condizionata dall’incremento al ricorso ad altre tecnologie, quali il solare termico o la geotermia, mentre per i biocombustibili la richiesta di biomasse in qualche nazione è insostenibile già adesso. Sono stime alle quali bisognerebbe rispondere con delle soluzioni, o il pericolo a breve termine sarà una non sufficientemente circostanziata disaffezione nei confronti di energie comunque affidabili sul versante ecologico. Per esempio, andrebbe promosso e potenziato il concetto di riciclo dei materiali, attività oggi ampiamente praticata che, è chiaro, necessita pure in questi casi di una serietà e di un’oculatezza atte a scongiurare guai successivi.
Risparmiare sull’assicurazione auto si può: basta seguire i seguenti passi

Quando si parla di assicurazioni auto, la maggioranza delle persone si lamentano dei costi eccessivi. Oggi non ci si concentra più sull’utilità di questo strumento, ma solo sul costo che ha per le tasche degli italiani. Purtroppo in Italia, le assicurazioni, sono anche tra le più care d’Europa. Ma vediamo come risparmiare:
- Ricerca e preventivi.
Il primo punto è quello più importante. Non bisogna essere pigri e bisogna avere tanta pazienza per cercare la soluzione migliore. Non esiste una compagnia assicuratrice più economica, ma esistono soluzioni più economiche per la propria situazione specifica.
Quindi, prima di scegliere, è meglio avere almeno una decina di preventivi diversi. Alcuni di persona altri online. - Massimale.
Questo parametro permette, se ben gestito, di far abbassare il premio dell’assicurazione. Per legge non può essere più basso dei 750.000,00€. Molte compagnie, però inseriscono un massimale alto più dei 2 milioni, alzando il prezzo. Quindi è bene chiedere un massimale minimo per risparmiare. - Franchigia.
Questa strategia è adatta a chi non commette incidenti. Infatti chi decide di inserire una franchigia nel proprio contratto di assicurazione, deve sapere che per certe cifre si è in prima persona responsabili e bisogna risarcire il malcapitato personalmente. Per saperne di più sulla franchigia è possibile leggere il seguente post. - Scatola nera.
Questo è un altro rimedio al caro assicurazioni. Chi deciderà di lasciarsi installare una scatola nera all’interno della propria auto, risparmierà sul premio. Questo dispositivo serve per evitare truffe ai danni delle compagnie assicuratrici. - Per i meritevoli.
Per i meritevoli, c’è sul banco una proposta di legge, che uniformerà i prezzi, in tutta Italia, delle assicurazioni auto per chi non ha mai commesso incidenti. Così un meritevole di Caserta paga come un meritevole di Bolzano.
Queste sono alcune delle accortezza da avere per risparmiare sulla propria assicurazione auto.
16.000 richieste di mutuo da coppie omosessuali

Nel 2011, il mercato dei mutui in Italia ha affrontato un periodo piuttosto problematico, diretta conseguenza della crisi economica che imperversa sul Paese ormai da vario tempo. Un dato molto interessante emerge tuttavia dall’ultima indagine di Mutui.it, che ha esaminato i preventivi calcolati dagli utenti del servizio nello scorso anno e ha scoperto che le richieste di mutuo avanzate da coppie omosessuali sono state ben 16.000. In realtà questa cifra rappresenta una percentuale bassa sul computo totale delle richieste, ma si tratta di un segmento di mercato significativo che non si può più trascurare, anche per il suo valore simbolico.
La tipologia di mutuo più ambita dalle coppie gay italiane è il finanziamento per l’acquisto della prima casa, che raggiunge il 65% delle domande totali, seguita dalla surroga (12%) e dal mutuo per ristrutturazione (7%). Un elemento fondamentale è l’importo medio richiesto per l’acquisto dell’abitazione, che si aggira intorno ai 190.000 euro (il 75% del valore dell’immobile) ed è sensibilmente più elevato rispetto alla media (+18%). Il motivo di questa differenza è semplice: le banche sono propense a concedere erogazioni più consistenti nel caso di mutui cointestati, e in presenza di garanzie maggiori i mutuatari possono ottenere più fondi per il proprio investimento.
Più nel dettaglio, il tasso più gettonato è il variabile, che colleziona il 51% delle preferenze, mentre il tasso fisso raggiunge il 37%. L’età media della coppia richiedente è di 40 anni, mentre la durata del finanziamento è generalmente superiore ai 25 anni. Gli uomini rappresentano la maggioranza: il 58% delle richieste arriva da coppie di sesso maschile, le donne si fermano al 42%.
Prestiti per impianti fotovoltaici

Il business delle energie alternative è in costante crescita e nel 2011, in Italia, aziende e privati hanno mostrato un grandissimo interesse verso questo settore. Gli impianti installati sono ormai più di 270.000 e il fotovoltaico e il solare termico riscuotono un successo sempre maggiore. Per questo, il ministero dello sviluppo economico sta attuando una riforma al cosiddetto Decreto Rinnovabili, per regolare le detrazioni fiscali relative agli impianti di piccole dimensioni basati su fonti sostenibili.
Le banche italiane mettono a disposizione dei propri clienti diverse soluzioni di finanziamento pensate appositamente per l’acquisto di questi impianti. Findomestic, ad esempio, ha finanziato nel corso del 2011 circa 600 richieste di prestito con questa specifica finalità, erogando più di 8 milioni di euro. L’importo medio, in forte aumento, è stato di 15.000 euro e la durata media di 5 anni. Unicredit ha creato anche una soluzione per i privati che vogliono installare impianti energetici destinati all’autoconsumo: l’ammontare del prestito è compreso tra i 10.000 e i 70.000 euro, la durata va dai 5 ai 10 anni e l’offerta è valida per i clienti che hanno ottenuto gli incentivi statali per l’impianto.
La somma erogata, molto spesso, può essere utilizzata anche per interventi minori quali l’acquisto e l’installazione di caldaie di nuova generazione, elettrodomestici a basso consumo e infissi termoisolanti. In ogni caso è bene ricordare che, anche se esistono specifici finanziamenti per fotovoltaico e solare termico, è possibile richiedere un prestito non finalizzato ed utilizzare la liquidità ottenuta per l’installazione di questi impianti.
