Perché alle imprese italiane conviene vendere all’estero?

Una boccata d’aria per le aziende

Sono sempre di più le aziende italiane che si rivolgono ai mercati esteri per incrementare le proprie vendite. Ancor prima di spiegare i vantaggi di questa scelta, è opportuno vagliare tutti gli svantaggi del restare confinati entro i nostri angusti limiti territoriali. Va detto che, per prima cosa, gli imprenditori non devono guardare all’Italia come ad un paese economicamente a sé stante: questo significherebbe infatti auto-imporsi delle barriere che oggi, in una società globalizzata, di fatto non esistono più. Dopo anni di crisi economica, inoltre, il nostro mercato interno è stagnante, i consumi sono bassi e i pagamenti in ritardo o insoluti sono ormai una pratica comune. Per questi motivi, rivolgere le proprie merci all’estero può trasformarsi in una boccata d’aria fresca per le nostre aziende.

Il mondo desidera il made in Italy

Tutti quanti sanno quanto il ‘made in Italy’ sia apprezzato nel mondo intero: limitare l’export delle aziende italiane, sotto questo punto di vista, sarebbe dunque un vero autogol. Per convincere anche le imprese più restie ad affacciarsi sui mercati esteri basta del resto snocciolare qualche cifra, così da far ben intendere a chiunque quanto quello italiano risulti essere un bacino di consumatori davvero marginale, rispetto a quello potenzialmente aperto oltre i nostri confini. Partiamo dal presupposto che, ad oggi, il Prodotto Interno Lordo italiano è di circa 2.150 miliardi di dollari. L’America del Nord, insieme alla America Centrale, raggiunge un Pil approssimativo di 18.500 miliardi, ovvero più di 8 volte quello italiano. E si potrebbe continuare quasi all’infinito: il Pil dell’America meridionale è il doppio di quello italiano, quello dell’Asia Orientale è il triplo e quello dell’Unione Europea, Italia esclusa, è di circa 15.000 miliardi di dollari.

L’esempio della Germania

Nel 2015, il totale dell’export Made in Italy è stato di circa 400 miliardi di euro: per fare un confronto, il dato relativo alla Germania è di 1.196 miliardi di euro, praticamente il triplo. Ma la stessa Germania, che triplica le vendite italiane, ha un Pil di una sola volta e mezza superiore al nostro. Possiamo dunque vedere che, proporzionalmente, le aziende nel nostro Paese possono razionalmente pensare di alzare il livello di export. E proprio per il desiderio di merce Made in Italy a livello internazionale, le nostre aziende trovano meno resistenze di altre sul piano internazionale: è possibilissimo, dunque, fare di più. Basta pensare che, parlando sempre della locomotiva d’Europa, la Germania esporta ogni anno negli Stati Uniti una mole di merce pari a circa 100 miliardi di dollari, laddove l’Italia si ferma a 35 miliardi.

Un’opportunità per abbattere la stagionalità

I numeri dell’economia internazionale, dunque, sono più che invitanti per l’export italiano. Con un po’ di audacia, molte Pmi potrebbero ampliare a dismisura il proprio mercato di riferimento. Certo, muoversi ad un livello internazionale può far paura: ma d’altronde i mancati pagamenti, come detto, sono ormai un fatto quotidiano anche e soprattutto all’interno dei nostri confini, e quanto all’esterno, esistono dei servizi per il recupero crediti estero del tutto simili a quelli utilizzati a livello nazionale. Il gioco, molto probabilmente, vale la candela: basti pensare a tutte quelle aziende che si occupano di prodotti stagionali, le quali, espandendo il proprio raggio d’azione all’infuori del continente, potrebbero di fatto abbattere la stagionalità della produzione, lavorando a pieno ritmo per 12 mesi all’anno. Questo vale, per fare un esempio concreto, per le case che producono materiale per gli sport invernali, ma anche per quelle aziende si occupano di abbigliamento, generi alimentari, beverage e calzature, solo per citare le principali.

Articolo scritto in collaborazione con Invenium

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